Totems. Alan Delorme

La serie Totems di Alain Delorme arriva a noi dal cuore della Cina contemporanea con tutta la sua complessità. Sotto il cielo blu di una frizzante Shanghai, gli uomini trasportano per le strade della città dei “carichi” improbabili. Queste colonne precarie di cartone e di sedie sembrano essere il nuovo simbolo di una società in trasformazione, la fabbrica del mondo e il nuovo Eldorado dell’economia di mercato.

In queste immagini, uomini arroccati sulle loro biciclette tirano un carrello che trasporta gomme, zaini, bottiglie… I soggetti delle immagini hanno un punto in comune: semplicemente il “passare”. Passano attraverso le immagini come essi vagassero per la città, senza mai accontentarsi. Questi migranti venuti da tutta la Cina sono il cuore della nuova “fabbrica del mondo”. Sono i lavoratori che vengono in città dalle campagne, con permessi di soggiorno solo temporanei. Una popolazione fluttuante che è simbolo del miracolo cinese e l’altra faccia del successo economico del Regno di Mezzo.

Con uno sguardo pieno di umorismo e poesia, Alain Delorme ci conduce nel cuore del nuovo “sogno cinese”. Lungi dall’essere un inno al materialismo, le immagini raffiguranti la sovrabbondanza quasi assurda di oggetti, rivelano la complessità di un paese che sta cercando di reinventare se stesso.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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