Cosa significa fare,
Renzo Piano

Fare, Costruire
è la più antica scommessa dell’uomo, insieme allo scoprire, navigare, coltivare i campi, è un nobile mestiere quello dell’architetto se è fatto bene.

Fare Bene
per fare bene bisogna capire e ascoltare, è un’arte complessa quella dell’ascolto è difficile perché spesso le voci di quelli che hanno più cose da dire sono discrete e sottili. Ascoltare non è obbedire. Ascoltare non è trovare i compromessi.
Ascoltare è cercare di capire e quindi fare i progetti migliori.

Fare per gli altri (si diceva una volta fare il bene comune)
Bisogna sempre ricordare che fare architettura significa costruire edifici per la gente: università, musei, scuole, sale per concerti, sono tutti luoghi che diventano avamposti contro l’imbarbarimento, sono luoghi per stare assieme, sono luoghi di cultura, di arte e l’arte ha sempre acceso una piccola luce negli occhi di chi la frequenta.

Fare con Attenzione
perché la terra ha scoperto e c’ha ormai avvisato, la propria fragilità, per questo non credo nell’energia nucleare e credo invece fermamente nelle energie rinnovabili, l’Italia non ha giacimenti di uranio, l’Italia ha molto sole e tanto verde.

Fare Bellezza (eh.. è una parola, o almeno provarci…)
la bellezza è imprendibile, se allunghi la mano ti scappa, ma se la definisci come facevano i greci, il bello e il buono che stanno insieme allora tutto diventa possibile. La bellezza e l’utilità messe assieme vincono il formalismo, vincono l’accademia.

Fare Silenzio
Costruire emozioni, talvolta l’architettura cerca il silenzio e il vuoto in cui la nostra coscienza si possa ritrovare. Il silenzio è un po’ come il buio, bisogna avere il coraggio di guardarlo e poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose, l’architettura è anche l’arte per creare per il silenzio, per la meditazione.

Lasciar Fare
Bisogna lasciar fare ai giovani, bisogna mettersi un po’ da parte. nel mio studio lavorano ogni anno venti studenti provenienti dal mondo/bottega. Bisogna valorizzare il talento, bisogna che la politica faccia i concorsi, ci sono tantissimi giovani talenti che non hanno nulla da fare. Oggi in Italia un architetto ha poche possibilità prima dei cinquant’anni. C’è un’intera generazione che è stata tradita. La politica teme il talento perchè il talento ti regala la libertà e la forza di ribellarti.

(Renzo Piano, Cosa significare fare –  Vieni via con me Rai Tre, 22 Novembre 2010)

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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