Tree of codes,
Jonathan Safran Foer, Visual Editions

Visual Editions e la designer Sara De Bondt, dopo essersi trovati di fronte al rifiuto di numerosi stampatori, (ognuno dei quali sosteneva semplicemente che non poteva essere fatto), si sono imbattuti nel belga Die Keure, che ha trovato un modo per rendere possibile l’impossibile. E dopo mesi di scrittura, taglio e prototipazione, Tree of Codes, la storia enigmatica dello scrittore americano Jonathan Safran Foer, è finalmente nata.

Tree Of Codes, narrativo a più livelli, esplora “un immenso ultimo giorno di vita”. Raccontato dalla prospettiva di un ragazzo costretto a venire a patti con la morte di un genitore;  è una storia coinvolgente, piena di un intenso immaginario.

“Le nostre prime conversazioni con Jonathan Safran Foer su Tree of Codes sono iniziate quando Jonathan ha espresso il desiderio di esplorare la tecnica della fustellatura — raccontano Anna e Britt fondatori della casa editrice — abbiamo passato molti mesi scambiandoci email e telefonate, sperimentando il rapporto fisico tra una pagina e l’altra e come questo potesse in qualche modo essere sviluppato per funzionare in una narrazione significativa.”
Da qui la decisione di Jonathan di utilizzare frammenti di un testo esistente per creare una nuova storia. Dopo aver esaminato e lavorato con vari testi, Jonathan ha deciso di “tagliare” quello che lui definisce il suo libro preferito: The Street of Crocodiles di Bruno Schulz.

E come lui stesso afferma “Ero in cerca di un testo la cui cancellazione sarebbe in qualche modo una continuazione della sua creazione”.

Il libro è un oggetto scultoreo quanto un lavoro magistrale di narrazione.
Design di Sara De Bondt Studio
Cover design di gray318

Pubblicato il 15 Novembre 2010
ISBN 978-0-9565692-1-9
Paperback

Il Visual Writing

“Ci siamo chiesti perché ci sia un grande divario tra i libri di testo letterari e libri di design e perché questo divario debba essere così estremo, quando la maggior parte di noi, nella nostra quotidianità, è bersagliato da una grande quantità di immagini. Noi crediamo che l’uso visivo della scrittura aggiunga intensità al nostro modo di leggere, al nostro modo di vivere ciò che si legge e al nostro modo di assorbire e capire come sono raccontate le storie.

Il nostro modo di pensare lo scrivere visivo è questo: la scrittura può utilizzare elementi visivi come parte integrante della stessa scrittura stessa. Gli elementi visivi possono essere di tutte le forme: potrebbero essere cancellate le parole, o le immagini, essere fustellati, utilizzare pagine bianche, o meglio ancora qualcosa che non abbiamo visto. La cosa principale è che la grafica non sia ingannevole, decorativa o estranea, deve essere fondamentale per la storia che si sta raccontando. E senza, la storia sarebbe qualcosa di completamente diverso.”

Per concludere, il video che segue racconta lo stupore dei lettori che si trovano a leggere questo libro, bellissime le loro facce, un po’ la sintesi di questo blog.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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