Linotype, The Movie

Nel 1886 un orologiaio tedesco Ottmar Mergenthaler cambiò il mondo della stampa inventando la macchina Linotype, definita “l’ottava meraviglia del mondo”, e come disse Thomas Edison, rivoluzionando la stampa e la società.
Improvvisamente, i giornali poterono essere “quotidiani”, e i libri prodotti più velocemente a basso costo e in grandi quantità. L’importanza dell’invenzione della Linotype, nel mondo della comunicazione editoriale, può essere paragonata all’invenzione di internet.

La Linotype è costituita da una tastiera letterale (simile a quelle delle macchine da scrivere) su cui il linotipista compone le parole comandando per ogni singolo tasto una leva che libera la corrispondente matrice situata nel magazzino.
Le matrici vanno a disporsi nel compositoio fino a completamento della riga, quindi con un primo elevatore passano alla forma dove, da un crogiolo, è immesso il metallo fuso (solitamente piombo) che fonde tutta l’intera riga; un secondo elevatore affida poi le matrici al meccanismo della distribuzione dove un sistema di prisma e di tre viti elicoidali s’incarica di riporre le matrici nei rispettivi canali del magazzino. (Wikipedia)

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Ma la nuova tecnologia iniziò a sostituire la Linotype negli anni ’50 e nei decenni successivi le macchine rivoluzionarie vennero dismesse e fuse a migliaia, e oggi gli esemplari di Linotype ancora in vita sono davvero pochi.
Linotype: The Movie è un documentario sulla macchina  di Ottmar Mergenthaler che ha rivoluzionato la comunicazione nel passato, e le persone che possiedono e amano queste macchine ancora oggi.
Questo documentario è attualmente in produzione, l’uscita è prevista per l’autunno 2011.

Director & Editor: Douglas Wilson
Direttore della fotografia Brandon Goodwin
Audio & Sound Design: Jess Heugel
Musica: Cornbelt Chorus “Drunk Hymn & Interlude”

il link per la raccolta dei fondi necessari per la realizzazione del film.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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