Drawingmachine, Eske Rex

L’installazione è opera dell’artista svedese Eske Rex e sarà presente anche al Salone del Mobile di Milano. Si tratta di una macchina costituita da due pendoli collegati con bracci e snodi per fare disegni con una penna a sfera.

drawingmachine_02 drawingmachine_01Drawingmachine, Eske Rex

Un armonografo è un’apparecchiatura meccanica che si serve di pendoli per tracciare delle figure. Un tale meccanismo permette di tracciare le figure di Lissajous e anche curve più complesse. Queste apparecchiature sono comparse nel XIX secolo e sono attributi al francese Jules Antoine Lissajous (1822-1880).

Un armonografo semplice impiega due pendoli per controllare il movimento di una penna rispetto alla superficie sulla quale si vuole tracciare un disegno. Un pendolo muove la penna avanti e indietro lungo un asse per la superficie di tracciamento e l’altro muove la penna avanti e indietro l’asse perpendicolare al precedente. Variando il rapporto delle frequenze dei due pendoli e il loro sfasamento si possono ottenere curve di molteplici aspetti: ellissispirali,figure a 8 e altre curve di Lissajous.

Un armonografo efficace e pratico per presentazioni in aula è stato realizzato da Giovanni Polvani (1892-1970): esso è costituito da un primo pendolo costituente un’altalena con la parte inferiore formata da una porzione “rettangolare” di superficie cilindrica in grado di portare uno strato di sabbia e da un secondo pendolo che oscilla perpendicolarmente formato da un contenitore di sabbia di colore diverso e di un forellino inferiore dal quale la sabbia può uscire con uniformità per depositarsi in modo stabile sullo strato portato dal primo pendolo.

Sono stati costruiti anche armonografi piuttosto complessi che incorporano tre o più pendoli o pendoli collegati, ad esempio un pendolo appeso ad un altro pendolo. (fonte: Wikipedia)

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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