Melting Point, Stéphane Couturier

Melting Point è la serie di fotografie di Stéphane Couturier che ritraggono uno stabilimento di assemblaggio Toyota a Valenciennes, in Francia ed è tra i lavori selezionati per il Prix Pictet 2011, premio leader mondiale nel campo della fotografia e della sostenibilità.

Il tema per il terzo ciclo del Prix Pictet è la “crescita“.

Al tempo stesso una benedizione e una maledizione, la crescita, in tutte le sue forme, ci pone di fronte ad uno dei grandi enigmi che l’umanità deve affrontare nei primi decenni del ventunesimo secolo. Dallo sviluppo vertiginoso delle nostre città, con la loro dipendenza sempre crescente di energia, alla scarsità di risorse naturali per la crescita inarrestabile della popolazione e la necessità di nutrirci.

Quindi la crescita è un paradosso. Così come la crescita rischia di portare alla catastrofe ambientale, allo stesso tempo può migliorare gli standard di salute e di vita di milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Siamo ora ad affrontare una crisi globale del territorio e dell’agricoltura che potrebbe minare la salute, la sicurezza e la sostenibilità della nostra civiltà. Queste nuove ed enormi esigenze saranno una delle più grandi sfide del 21esimo secolo.

Per queste fotografie di grandi dimensioni (quattro metri di larghezza), Couturier mescola tra loro più immagini scattate nello stabilimento di assemblaggio Toyota a Valenciennes in Francia, da vari punti e con diversi tempi di esposizione, e poi cucite insieme per documentare un vorticoso movimento automatizzato, in cui figure umane e macchine sono tutte strettamente coinvolte in un danza della produzione meccanica in cui Couturier riesce a evocare la totalità del processo, aggiungendo strati su strati di “confusione”.

Prix Pictet Growth (Crescita) tour sarà in esposizione presso la Galleria Carla Sozzani a Milano dal 10 Giugno al 31 Luglio 2011.

Growth Shortlist

Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 20154 Milan, Italy
+39 02653531

 

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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