The Ghoda Cycle Project, Sameer Kulavoor

The Ghoda Cycle Project è un lavoro del designer indiano Sameer Kulavoor, testimonianza visiva della miriade di biciclette che colorano il paesaggio rurale e urbano dell’India.

Sameer pone l’accento sulla struttura, sulla decorazione e sull’aspetto delle biciclette in India: ergonomicamente non possono essere considerati i migliori esempi di design di bicicletta, ma hanno la forza di “trasportare” le speranze e le aspirazioni di gran parte della popolazione indiana. Non c’è da stupirsi se vengono chiamati Ghoda (robusto, resistente e pesante come uno stallone), poiché nella quotidianità i beni di prima necessità come bombole del gas da cucina, latte, pane, giornali e il Tiffin (tipico pasto veloce venduto in scatole di latta) sono consegnati a domicilio con una bicicletta. E poi ci sono i mobile cycle shops (negozi ambulanti) che vendono, tra le altre cose, tè, verdura, cinture, gelati e SIM-Cards. Tutto questo non è soltanto una testimonianza di vita sostenibile, ma anche uno spaccato della società indiana.

Le biciclette indiane vengono personalizzate con ornamenti, abbellimenti e un po’ di jugaad* così da sviluppare una propria personalità e unicità. Le infinite bici che sfrecciano ogni giorno danno vita e fascino alle strade dell’India dove più di 20.000 biciclette vengono prodotte ogni giorno. (La società indiana Hero cycles è il più grande produttore di biciclette del mondo secondo il Guinness dei primati che testimonia una produzione di 18.500 biciclette al giorno).

** Jugaad significa colloquialmente un’idea creativa / una rapida soluzione per superare le questioni commerciali, logistiche o di diritto. Come tale, il Movimento Jugaad ha raccolto una comunità di appassionati, credendo che fosse la prova di Indian creatività spumeggiante, oppure unmodo economicamente efficace per risolvere i problemi della vita quotidiana.
(Fonte: wikipedia)

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Bombay Anatra Designs (BDD)è uno studio indipendente fondato Sameer Kulavoor.
L’area di lavoro del suo studio si colloca all’incrocio tra grafica, design, illustrazione e arte contemporanea. Sameer ha infatti creato un progetto ampio di auto-editoria d’arte, di libri e zines. Marciapiedi & Coffeeshop (2009), Zeroxwallah Zine (2011) & Il Progetto Ciclo Ghoda (2012) sono nati da un appassionato interesse per queste peculiarità.
Sameer ha realizzato inoltre una copertina per Rolling Stone, il design per NH7 Weekender Festival (2011, 2012) e una serie di motion graphic per MTV India. Oltre a progetti di musica, ha illustrato per la BBC, Royal Enfield, Pepsi, Britannia, Chivas Regal, Honda, KFC, NewYork MOSEX, Condenast, Virgin Atlantic per citarne alcuni. Il suo lavoro è stato riconosciuto da Luhrzers Archive come uno dei 200 migliori illustratori a livello mondiale. Egli è il co-fondatore e co-curatore del 100% ZINE.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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