Windworks di Merel Karhof. I mobili che nascono dal vento

L’energia eolica può essere una risorsa sorprendente anche nel design del prodotto. Lo studio olandese di Merel Karhof ce lo dimostra con il progetto Windworks, una collezione di mobili imbottiti, dei quali il legno, la tappezzeria, la tintura e la tessitura del filato sono realizzati con questa fonte di energia gratuita e inesauribile.

Tutto nasce nel 2010 quando Merel Karhof realizza la ‘Wind Knitting Factory‘, una macchina eolica per maglieria. L’apparecchio, posto sulla facciata di un edificio, è costituito da pale che coprono una circonferenza di circa un metro di diametro e che grazie al vento catturato si mettono in moto. La macchina inizia a lavorare la maglia che dalla sommità del palazzo comincia a scendere fino a raggiungere una finestra sottostante, attraverso la quale viene riportata all’interno dell’edificio dove addetti raccolgono il filato e lo trasformano in sciarpe. Su ogni sciarpa viene aggiunta una piccola etichetta che indica l’ora e la data in cui il vento ha realizzato la sciarpa. Quando il vento è forte la macchina lavora più velocemente, se il vento è debole la produzione sarà più lenta.

Dalla realizzazione della sua prima ‘Wind knitting Factory’ Karhof è nata la voglia di usare la maglia della sua fabbrica per rivestire sedie e sgabelli. E quale posto migliore per farlo della famosa zona di mulini a vento, il Zaanse Schans in Olanda. Questa zona, situata sul fiume Zaan nella provincia dell’Olanda del Nord, è sede di una serie di mulini a vento storici e ben conservati.

Per creare la collezione di mobili, Merel ha avviato una collaborazione tra tre mulini, ognuno dei quali produce un diverso tipo di materia prima. Il primo è un mulino segheria, chiamato ‘Het Jonge Schaap‘ (la giovane pecora), che taglia le tavole da vecchi alberi olandesi in diverse misurazioni; il secondo, un mulino chiamato ‘De Kat‘ (il Gatto), che è stato allestito per la macinazione di pigmenti coloranti naturali; e l’ultimo un mulino maglieria che è la Wind Knitting Factory di Merel stessa.

In occasione di questa collaborazione la designer olandese ha progettato una serie di mobili ad hoc. Il legno viene tagliato dal vento e assemblato presso la segheria, da lì viene trasportato dall’acqua fino al mulino che produce i pigmenti, dove il filato viene tinto con coloranti naturali. Dopo il processo di tintura, il mulino ‘Wind Knitting Factory’ lavora a maglia i filati con i quali riveste le strutture in legno.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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