Broken Faces, Takahiro Kimura

Takahiro Kimura / Collage artist, illustratore & filmmaker è nato a Tokyo (Giappone) nel 1965.

Dal 1991, Takahiro Kimura ha creato uno stile unico di collage che si sforza di mostrare la natura complessa dello spirito umano attraverso distorsioni fisiche. I suoi lavori sono realizzati tagliando alcune foto e riassemblandone i vari pezzi in un collage al quale poi viene applicato il colore, dando vita così a un volto tutto nuovo con un impatto indimenticabile. Nonostante questi volti siano disegnati con colori brillanti, trasmettono all’osservatore la karmica sofferenza e la bruttezza dell’essere umano. Come dichiara egli stesso però i suoi lavori sono realizzati in modo disinteressato verso il sentimento umano. Egli non cerca di raffigurare il carattere di un personaggio, ma soltanto di accostare forme e colori secondo il proprio senso estetico. Forse i suoi lavori sono così affascinanti perché ci rivediamo in loro, riflettiamo in questi volti il nostro sfaccettato essere.

Il main motif dei miei lavori sono i volti umani. Anche se io sono molto interessato in vari aspetti alle contraddizioni che le persone hanno dentro, cerco di non pensare ad esse in fase di creazione. Preferisco dedicare la mia attenzione alla forza di equilibrio e alle linee delle forme, delle masse, della composizione e dei colori, in modo tale che il senso dell’esistenza dei miei lavori, che sono comprensivi di detti fattori, può venirne fuori.
Se mi focalizzo sul sentimento dell’essere umano, che è così complicato e sfuggente, come tema del mio lavoro, il disegno non sarà in grado di raggiungere l’aspetto emozionale e il lavoro sarà mediocre. Pertanto, in uno stato disinteressato, io non comando i miei sentimenti ma solo il mio senso estetico e il tentativo di creare il mio lavoro.
E poi se percepite le emozioni complicate dell’essere umano nel mio lavoro, potrebbero essere proiezioni di quello che avete dentro. I volti rotti potrebbero essere specchi per riflettere le vostre emozioni.

Takahiro ha creato una vasta gamma di opere tra illustrazioni per pubblicità, libri, mostre e anche una dimostrazione di pittura dal vivo, in cui ha illustrato un volto gigantesco su tela. Dal 2003, Kimura ha accresciuto il suo interesse per i volti, producendo una serie di animazione collage, che ha dato vita al costante mutamento, movimenti che emergono da un unico disegno. Il suo primo libro d’arte [e-motion], pubblicato nel 2010, ha 10 serie di animazione collage.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Forms, Quayola e Memo Akten