Arles in black. Les Rencontres d’Arles

Guy Bourdin – 1950-1955, Paris après-guerre. Avec l’aimable autorisation de the Guy Bourdin Estate, 2013. 1950-1955, Paris post war. Courtesy of the Guy Bourdin Estate, 2013.

Il Rencontres d’Arles (precedentemente chiamato Meeting Internazionale di Fotografia di Arles) è un festival estivo annuale di fotografia fondato nel 1970 dal fotografo Lucien Clergue Arles, dallo scrittore Michel Tournier e dallo storico Jean-Maurice Rouquette. Con una programmazione incentrata principalmente in produzioni originali, il Rencontres d’Arles ha acquisito negli anni una dimensione internazionale tanto da ospitare negli ultimi anni fino a 84.000 spettatori.

Quest’anno il festival, in avvio lunedì 1 luglio, si intitola Arles in black.

Che posto occupa oggi il bianco e nero? Realismo o narrativa, poesia, astrazione o pura nostalgia?

Con questa domanda François Hebel, direttore della manifestazione, introduce il perché della tematica del 2013: il bianco e nero.

Il lento declino del bianco e nero, ha avuto inizio nel 1990 scomparendo quasi del tutto dopo il 2000, mentre il colore imponeva la sua supremazia in tutte le pratiche di fotografia con lo sviluppo del digitale. La prossima edizione di Les Rencontres d’Arles si propone proprio di attraversare la decadenza dell’uso del bianco e nero e della stampa analogica attraverso vecchie fotografie d’autore per poi riportarla in vita con le nuove opere di giovani fotografi che si sono avvicinati con interesse e originalità alle tecniche originali della fotografia.

Gilbert Garcin – Le funambule, 2002. Courtesy galerie Les filles du calvaire, Paris. The Tightrope Walker, 2002. Courtesy of Les filles du calvaire gallery, Paris.
Jacques Henri Lartigue – Ubu et Bibi sur la route. Avril 1925. Ubu and Bibi on the road. April 1925. © Ministère de la Culture – France / AAJHL
Arno Rafael Minkkinen – Fosters Pond, 1989.
Jean-Louis Courtinat – Malade Alzheimer dans sa chambre, Villejuif, 1994. Avec l’aimable autorisation de l’artiste. An Alzheimer’s Disease Patient In The Corridor of The Paul Brousse Hospital Geriatric Service, Villejuif, 1994. Courtesy of the artist.
Frédéric Nauczyciel – L’Échange, Cloître des Célestins. Avec l’aimable autorisation du festival d’Avignon et de l’artiste. L’Échange (The Exchange), Cloître des Célestins. Courtesy of the festival d’Avignon and the artist.
À Fonds Perdus (Faded Out) – Humphrey Bogart, 1949. Copyright : Columbia Pictures.
Miguel Angel Rojas – Paquita, 1970-2010. Avec l’aimable autorisation de la Sicardi Gallery. Paquita, 1970-2010. Courtesy of Sicardi Gallery.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
They Live, Timm Schneider