A Lampedusa i colori dei murales

Tre murales realizzati dai circa 70 partecipanti al terzo campo per i diritti umani di Amnesty International Italia in collaborazione con Colors Revolution in Lampedusa e l’illustratore Lorenzo Terranera, sono stati inaugurati a Lampedusa il 26 luglio scorso. Bozzetti in nero, luci e ombre, colori che si assemblano seguendo le indicazioni di Lorenzo Terranera. Lui parla ai colori, parla coi colori.

I tre luoghi simbolo sono stati scelti da mesi: via Roma, il centro di Lampedusa, accanto alla Biblioteca dei ragazzi e dei bambini; il campetto sportivo al porto, dove c’è il “cimitero delle barche”; il molo degli approdi dei migranti e dei rifugiati. In ognuno di questi tre luoghi è stato realizzato un murales rappresentante soggetti diversi:

Valigie piene di ciò che sei riuscito a metterci dentro quando ti hanno avvisato che da lì a poco saresti partito: un vestito, qualche oggetto personale, un ricordo, un regalo, fotografie, ciò che potrà servirti e ciò che lenirà l’assenza, la distanza. Partire è un viaggio dell’anima e la valigia è il suo precario contenitore. La valigia si riempie della nostalgia e della speranza.

I fari e le case, a forma di candela: la “terra” che si implora e poi si vede dal mare, quando è notte. Candele accese per chi sta per approdare, candele spente per chi non ce l’ha fatta ed è morto durante il viaggio nel Mediterraneo.

Volti che si assiepano, occhi sorridenti a conoscere, ad accogliere, ad accarezzare, a dare un “benvenuto”.

Da quasi 10 anni, Amnesty International organizza a Lampedusa attività di educazione ai diritti umani, ricerche, conferenze e campi estivi per chiedere il rispetto dei diritti umani dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati, mettere in luce la generosità e l’esemplare senso di accoglienza dei lampedusani e favorire una corretta informazione sui fenomeni migratori che interessano l’isola, sulle sue straordinarie bellezze e sulla necessità che non vi sia contrasto tra vocazione turistica e solidarietà.

I murales vogliono essere il dono di Amnesty International a Lampedusa, a chi vi approda e a chi ci vive. Un dono che aiuta a pensare e a convincersi che vocazione turistica e solidarietà non sono in contrasto, che la bellezza richiama bellezza, i sorrisi sorrisi e i colori colori.

 

Lorenzo Terranera è nato a Roma nel 1968. Ha iniziato la sua attività come scenografo per il teatro e la pubblicità. In seguito ha illustrato oltre sessanta libri per l’infanzia collaborando con Unicef, Piemme, Ed.Lapis, Sinnos e molte altre case editrici. Nel 2003 con Fabio Magnasciutti ha aperto la scuola OfficinaB5, dove insegna illustrazione per l’infanzia. Nel 2009 fonda B5 Productions, una casa di produzione di videoclip, spot pubblicitari o istituzionali, cortometraggi si animazione in stop-motion come “Sputnik 5” vincitore del Nastro d’Argento 2009. Dal 2002 collabora con la trasmissione di Rai Tre Ballaró realizzando le illustrazioni animate.

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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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