“Henri Cartier-Bresson. Photographer” fino al 3 novembre

Romania, 1975

Romania, 1975

“La mia passione non è mai stata per la fotografia in sé, ma per la possibilità, dimentichi di sé, di registrare in una frazione di secondo l’emozione procurata dal soggetto e la bellezza formale, cioè una geometria svelata da quello che ci si offre. Il “tiro” fotografico è un mio quaderno di schizzi” (Henri Cartier-Bresson)

Dietro la stazione di Saint-Lazare, Parigi, 1932

Alla fine degli anni Settanta, Henri Cartier-Bresson scelse 133 scatti per il volume Henri Cartier-Bresson. Photographer che sarebbe stato pubblicato nel 1979. Non sappiamo con esattezza quali presupposti siano stati adottati per selezionare quegli scatti, ma la cosa certa è che ne è scaturita una mostra antologica completa ed esaustiva che racconta la storia dei “momenti decisivi” che hanno contraddistinto la vita artistica di un personaggio nato per rubare le immagini al tempo e cresciuto per testimoniare, in modo assolutamente personale, alcuni degli istanti che sarebbero diventati storici, mitologici e memorabili.

La mostra Henri Cartier-Bresson. Photographer, che si terrà fino al 3 novembre 2013 al Lu.C.C.A., realizzata in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e con la Magnum Photos di Parigi, documenta la lucida imprevedibilità di un artista che non ha mai permesso alla ragione di disciplinare l’istinto e di lenire la forza delle coscienti illusioni che, con la sua pazienza e maestria, si sono trasformate negli scatti immortali e infiniti di attimi in divenire.

Sulla Marna, 1938
Caffetteria del Palazzo dei lavoratori, Hotel Metropol, Mosca, 1954
Gli ultimi giorni del Kuomintang, Pechino, 1973
Nella Brie, Francia, giugno 1968

I campi di deportazione di Dessau, gli ultimi giorni del Kuomintang in Cina, il funerale di Gandhi, il funerale di un attore di Kabuky in Giappone, ritratti di personaggi come Jean Paul Sartre, Truman Capote, Ezra Pound ed Henri Matisse, alcuni dei paesi e delle città più particolari del mondo (tra cui Istanbul, Mosca, Berlino, Parigi, Firenze, Siena, Boston, Londra, Messico, Siberia, Arizona) uniti a una galleria di dettagli umani, a una raccolta di espressioni e di emozioni legate alla spensieratezza e alla meravigliosa incoscienza dei bambini, ai sogni degli innamorati, al precario riposo di personaggi inseriti in una quotidianità fermata nell’essenza della sua realtà. Sono questi alcuni dei temi di fotografie che compongono un’antologica irripetibile proprio perché selezionata dallo stesso artista nell’intento di evidenziare l’importanza dell’istante.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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