Kinematics, il kit di costruzione robotica modulare


Le “costruzioni” sono tradizionalmente uno dei primi giochi utilizzati fin da tenera età (ma non solo, come dimostra il progetto LEGO Mojo di Abgc). Chi di noi non si è divertito con i celebri mattoncini assemblandoli e dando forma alla propria fantasia?

Il concetto di “costruzione” si evolve e lo fa con Kinematics, un progetto di Leonhard Oschütz realizzato durante gli studi alla Bauhaus Universität Weimar (Germania) nel 2009, che si propone di insegnare ad adulti e bambini le basi della robotica con un semplice kit di costruzione modulare.

“Kinematics è stato creato dal mio socio in affari Leonhard Oschütz, mentre stava studiando lo sviluppo del prodotto presso l’università nel 2009. Il suo soggetto per il corso era quello di “creare la propria macchina dei sogni”.

Così spiega la nascita di questo progetto il co-fondatore Christian Guder, che insieme a Matthias Bürger si è appassionato al progetto Kinematics. Nel 2011 Christian, Matthias e Leonhard hanno realizzato un secondo prototipo (il primo era stato realizzato da Leonhard all’università) più curato e definitivo. Le nuove caratteristiche di questo secondo prototipo sono state brevettate nell’estate del 2012.



Leonhard Oschütz
ha ideato un dispositivo che consente a tutti di costruire la propria “macchina dei sogni” attraverso un kit di costruzione modulare che è stato chiamato appunto Kinematics. Il kit è composto da moduli differenti ognuno dei quali svolge un compito diverso: alcuni hanno sensori, altri hanno motori e poi c’è il “cervello” che si chiama Power Brain ed è responsabile della messa in comunicazione di tutti gli altri moduli. I differenti moduli cinetici e i blocchi adattatori possono essere facilmente collegati tra loro liberamente senza l’uso di cavi e il motore che li aziona permette una varietà di movimenti per le funzioni di rotazione, inclinazione e spostamento.
Oltre al kit di costruzione base il team di Kinematics intende offrire una serie di kit aggiuntivi tematici, che permetteranno di estendere le possibilità di design e di aprire un mondo completamente nuovo per gli utenti.

Così in pochi minuti si può creare un proprio robot e i risultati vanno oltre ogni aspettativa.

“Ciò che ci sembra così affascinante è che i bambini con il loro ingegno hanno dato vita a idee folli che ti fanno domandare da dove esce tutta la loro creatività. E gran parte della nostra soddisfazione è vedere i ragazzi che sono davvero orgogliosi di qualcosa che hanno fatto con le proprie mani.”


Il progetto ha acquisito una sovvenzione dell’Unione Europea e dalla Banca Centrale dello Stato Libero di Sassonia. Lo sviluppo dei prototipi, la produzione di un piccolo lotto di prodotti finiti, nonché la commercializzazione del sistema sarà però difficile senza creare relazioni strategiche. Pertanto il team è attualmente alla ricerca di contatti e partner di progetto nel settore dei giocattoli e nel campo della robotica industriale.

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Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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