i MIRA CUBA !
L’arte del manifesto cubano dal 1959

Inaugura sabato 28 settembre 2013 alle ore 17.30 la mostra “i MIRA CUBA ! L’arte del manifesto cubano dal 1959”, presso gli Spazi Espositivi di Via Bertossi a Pordenone.

Per qualità e completezza, la mostra proposta dal Comune di Pordenone  è certamente la più importante sino ad oggi allestita in Italia sulla Grafica Cubana negli anni che seguirono la Rivoluzione castrista, ovvero dal 1959 ad oggi.

Com’è noto, la lotta contro il Generale Batista che aveva avuto inizio con l’assalto alla Caserma Moncada il 26 luglio del 1953, si concluse appunto il 1 gennaio del 1959 con la fuga del Generale da Cuba mentre Santa Clara e Santiago di Cuba erano prese dalla milizia popolare guidata da Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara. L’esposizione pordenonese riunisce ben 220 tra manifesti e bozzetti originali, con numerosi esemplari considerati unici ed altri presenti in collezioni pubbliche e private europee e americane. Documenta una delle stagioni più originali della grafica del Novecento, prodotto di una enclave unica al mondo per clima, caratteristiche e situazione.

In questi anni tutti i messaggi dovevano concorrere a rafforzare la adesione popolare al nuovo ideale rivoluzionario. Alcuni lo fanno in forma diretta ma molti altri, altrettanto efficacemente, in modo indiretto, trasmettendo positività, gioia, colore in un momento oggettivamente non facile per l’isola caraibica isolata nel contesto internazionale. La grande mancanza di mezzi economici, lungi dal deprimerli, sembra stimolare gli artisti, o meglio i grafici di tutte le generazioni verso una creatività effervescente e innovativa. Che, pur nel reale isolamento, riesce comunque a catturare e elaborare originalmente, spunti, fermenti, idee dalla vicina America ma anche dall’Europa. Ciò che ha prodotto questo Laboratorio Cubano della Grafica è davvero stupefacente per varietà, colori, forza emozionale e iconografica, come la mostra pordenonese documenta e trasmette.

Por Primera Vez

Certo non mancano gli omaggi alle Icone: quella del Lider Maximo, ovviamente, ma anche quella del Che. Ma il Cartel Cubano è molto di più: il manifesto, qui più che altrove, riesce ad interpretare e proporre l’anima profonda di un popolo, in una isola multiculturale e multietnica. Si percepisce chiaramente che dietro ad ogni manifesto c’è una storia, un aneddoto, un racconto di vita, a proporre una immagine di Cuba mediata dal grafico ma aderente alla sensibilità e all’emozione di chi quel manifesto guarda e decritta.

Oggi è il visitatore della mostra, ieri era il cittadino e patriota cubano, chiamato ad essere protagonista di una grande, difficile epopea. La mostra allinea i capolavori di un’epoca di comunicazione, le opere più significative di tutti i grandi grafici di quei decenni, nomi ormai parte di un mito.

Toni, te has vuelto loco

Qui saranno riunite, per la prima volta, le testimonianze dirette dei grafici superstiti di quella grande stagione.
Diversi i filoni presenti in mostra. La celebrazione politica, innanzitutto. Ma anche i grandi temi e le realizzazioni sociali, dalla riforma sanitaria a quella agraria, alle campagne per l’educazione estesa a tutti. Poi la comunicazione culturale, verso la quale Castro mostrò ampio interesse, ed in particolare il cinema: straordinaria la sequenza di affiches (e di bozzetti) per i film o per le manifestazioni di e sul cinema.

Il linguaggio creativo e figurativo è sempre espresso con grande libertà e autonomia e con l’efficacia consentita dalle tecniche serigrafiche e litografiche utilizzate per la stampa. Il Cartel Cubano, e lo si percepisce bene in mostra, sa svincolarsi dalla pura funzione promozionale “di prodotto” per raccontare, lungo filoni apparentemente diversissimi, l’Idea e l’Ideale di una nazione. (Fonte AIAP / Ufficio stampa)

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Ente promotore
Comune di Pordenone – Assessorato alla Cultura con la collaborazione dell’Associazione In Movimento

Organizzazione
Ufficio Cultura Comune di Pordenone

Con il sostegno
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione CRUP

Con il patrocinio
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ambasciata della Repubblica di Cuba in Italia, Istituto Italo-Latino Americano, Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva, Casa de las Americas, Comitè Prografica Cubana, Instituto Cubano de Arte e Industria Cinematograficos, Associazione di Amicizia Italia Cuba

Con il contributo
COOP Consumatori Nordest, Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, Grava & Associati

Partner tecnico
Atrasoftware

Coordinatori e curatori
Luigino Bardellotto, Simona Biolcati Rinaldi, Ivo Boscariol

Ufficio stampa
Studio Esseci (Padova)

Catalogo
Silvana Editoriale (Milano)

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Orario di apertura
martedi > sabato 15.30 > 19.30
domenica 10.00 > 13.00 – 15.30 > 19.30
chiuso: lunedì, 1 novembre, 25 dicembre e 1 gennaio 2014

Ingresso intero € 3,00 – ridotto € 1,00

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Contatto telefonico: 0434 392916
Contatto email: attivitaculturali@comune.pordenone.it

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

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Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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