Chiara Luzzana, sound designer

Chiara Luzzana, Sound Designer, Music Composer e Multimedia Artist. Diventa audio engineer nel 2005. Da oltre 10 anni si dedica allo studio e alla sperimentazione della musica elettronica per audio/visivi. Ha studiato chitarra classica, piano, clarinetto e sax, ma preferisce costruire i propri strumenti da ciò che la circonda nella vita quotidiana. Conduce studi sul cinema, il motion design e il videomaking. Ama miscelare nei suoi progetti personali, suono e video.

La Biennale di Venezia le commissiona un’audio-esposizione per il padiglione Italia, dedicato ad Adriano Olivetti. Vince il premio SoundtArt come colonna sonora della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), presenziata da Richard Armstrong, Direttore del Guggenheim Museum (NYC).

È docente di “Sound Design e Musica applicata agli AudioVisivi” all’Accademia Cfp Bauer di Milano. Lavora come sound designer per Valentino, Jean-Paul Gaultier, Deejay Tv, Real Time, Rai Tv, Discovery Channel, Sky. Da tredici anni suona come dj in alcuni tra i più rinomati club italiani ed esteri. Colleziona vinili rari, sintetizzatori analogici e videocamere 8mm.

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Chiara ci ha parlato della professione di sound designer, di come un suono può essere determinante nelle dinamiche della comunicazione e di “paesaggio sonoro”…

Qual è stata la tua formazione e quando hai deciso che la tua professione sarebbe stata quella di “sound designer”?
La mia formazione inizia da giovanissima, intorno agli otto anni, con lo studio della chitarra classica, poi successivamente clarinetto, saxofono, tromba. L’adorato piano… ma capivo che qualcosa non “collegava” le note tra loro… Era come se lo studio mi bloccasse parte della creatività, rinchiudendomi in terzine, toni e semitoni. Da quel momento decisi di suonare da autodidatta tutti gli strumenti per i quali dapprima avevo avuto quasi un timore reverenziale. Questo non significava non avere disciplina, ma al contrario, averne molta di più, ma sulla base delle mie sensazioni. L’istinto diveniva musica.

Il mio approccio alla musica è sempre stato così, abbandonato alle emozioni. L’emozione doveva generare un suono. E quel suono era lo specchio dell’emozione del momento. Ho iniziato quindi a sentire il mondo, la vita, con orecchie diverse, più consapevoli. Ogni cosa era un suono.

Intorno ai 16 anni mi sono innamorata dei sintetizzatori modulari analogici che mi permettevano di “inventare” il suono che avevo in mente. Successivamente sono diventata Audio Engineer. Mischiando tutto questo con la passione e gli studi per il cinema, la regia, il design. Un giorno ho unito tutto e ho deciso di raccontarmi e raccontare grazie ai suoni.

Per svolgere questo lavoro quali conoscenze sono necessarie?
Per poter svolgere questo lavoro occorre essere fortemente preparati in acustica, psico-acustica, sintesi sonora, riflessioni, frequenze, tempi, onde semplici e complesse, ecc. Poi registrazioni, mixaggi, mastering… Insomma se per gli strumenti musicali ho un approccio più creativo, gli altri sono concetti e nozioni sui quali non si può improvvisare, ma occorre studiare.
Di importanza assoluta è l’ascolto consapevole. Imparare a “purificare” l’orecchio, per ascoltare tutto, ma scegliendo il necessario.

La figura del sound designer può essere confusa con quella del musicista. Quali sono le differenze? Potremmo definire il sound designer un esperto di “comunicazione sonora” che presta le sue competenze al servizio di un progetto?
In realtà io credo che il sound design venga ancora prima della musica stessa. Rappresenta le radici di una composizione. Essendo anche una musicista, mi rendo conto che prima di creare un nuovo brano, la fase iniziale è la scelta e la creazione dei singoli suoni. Questo è sound design. Scegliere il suono perfetto, per un’emozione perfetta. Molto spesso il sound designer subentra in un progetto (video, esposizione, branding, film) per arricchirlo e permettere un canale di “senso” in più… l’udito.

Dal cinema alla televisione, dal videogioco alla pubblicità e molto altro ancora. Sempre di più sentiamo parlare di “brand sonoro” basti pensare ai jingles di avvio del sistema operativo Windows, due dei quali progettati da Brian Eno. Il suono può essere determinante quanto un’immagine?
Spesso rimane più impressa l’immagine rispetto al suono. Invece in questo caso, hai fatto un esempio lampante di come l’audio ha prevalso sull’immagine. Se ti chiedessi infatti i colori del logo d’apertura di Windows, tu (come tutti noi) ci penseresti un pochino di più… invece il jingle d’apertura lo sapremmo riprodurre simultaneamente.
Culturalmente siamo abituati a dare un’importanza da protagonista alla vista, dimenticandoci tutti gli altri sensi. Mi rendo anche conto che sia il più immediato e di facile traduzione. L’udito è più interno. E nella fase fetale, lo sviluppiamo alla quinta settimana di gestazione. Siamo abituati a sentire ancor prima di parlare e vedere. Poi lo disimpariamo negli anni.
Per rispondere alla tua domanda… il suono spesso è più determinante di un’immagine, è più intimo. Purtroppo razionalmente non lo capiamo.

Ci racconti il tuo approccio al progetto? Esiste un processo creativo che segui abitualmente?
Quando voglio creare qualcosa, mi distraggo in ogni modo, è una sorta di ansia da prestazione. Così ho imparato a creare, senza pensare di farlo. Prendo i miei sintetizzatori, le tastiere e i microfoni, e torno a divertirmi come il primo giorno, con la sola differenza che ora ho scadenze prefissate e clienti che mi parlano di “suoni rosa” o “suoni blu” o “suoni croccanti” che ancora devo imparare a decifrare.

Precedentemente abbiamo raccontato il lavoro del sound designer Diego Stocco che crea composizioni utilizzando campioni sonori ottenuti dagli oggetti più vari con un ampio spazio alla sperimentazione. Con quali strumenti crei abitualmente i tuoi suoni?
Tutto parte dai microfoni. L’approccio è come per un sound efx. Non utilizzo mai librerie sonore, ma creo tutto dall’origine. Microfoni e sintetizzatori sono alla base del mio processo creativo. Successivamente aggiungo linee melodiche con l’utilizzo di tastiere e, quando possibile, pianoforti con differenti texture. Riverberi veri (nessun plugin), anch’essi catturati con l’utilizzo di particolari microfoni. E infine la giusta pazzia e azzardo.

Ci sono sound designer celebri che con il loro lavoro hanno, in qualche modo, tracciato una via e sono per te fonte di ispirazione?
Di grande ispirazione sono stati: Raymond Scott, Delia Derbyshire, Bruno Maderna, Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen… e tra i più recenti, Angelo Badalamenti.

Ti definisci una “visual listener”. Che cosa intendi?
Significa che non vedo le immagini… le ascolto.

Pensi che le nuove tecnologie (tablet, smartphone) e i nuovi prodotti editoriali/multimediali che stanno nascendo possano ulteriormente ampliare gli orizzonti di questo settore di progettazione?
Certamente. Sia a livello di ventaglio lavorativo, sia creativo. Approcciarsi ai nuovi output, ai nuovi device, a nuove sfide, ci permette un arricchimento che anni fa non avremmo immaginato.
Siamo nell’era tecnologica e questi nuovi strumenti ci permetteranno la diffusione di “impronte sonore” che rappresenteranno il nostro tempo al pari delle immagini.

Finalmente si inizia a parlare di sound design. Se il primo film sonoro è stato The jazz Singer del 1927 e il primo esempio di sound design risale al 530 a.C… direi che siamo un po’ in ritardo. La più antica testimonianza di effetto sonoro, infatti, ci viene tramandata e insegnata dal Teatro Greco, per la precisione da una macchina scenica “per produrre i tuoni” chiamata Bronteion. Tenendo conto anche di quello che scrisse Raymond Murray Schafer (tra i primi ad aver elaborato il concetto di paesaggio sonoro): “una volta che un’impronta sonora è stata identificata, meriterebbe di essere protetta, perché le impronte sonore rendono unica la vita acustica di una comunità”.

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Per chi fosse interessato alla professione del sound designer, Chiara sarà docente di un corso specifico al Cfp Bauer: trenta ore, un giorno alla settimana (serale ore 19.00 – 22.00 il giovedì) a partire dal 13 marzo 2014.

Mediante l’utilizzo del software musicale Ableton Live 9. Verranno realizzati diversi progetti audio, a partire dalla sonorizzazione di un semplice logo animato, fino alla realizzazione finale di una breve colonna sonora, affinché ogni ambiente produttivo del sound design (soundscape, soundtrack, sound branding, sound art, sound engineering), venga preso in considerazione. Verranno inoltre realizzate registrazioni ad hoc, con l’utilizzo di registratori portatili professionali.
I vari samples, saranno integrati alla composizione musicale, attraverso strumenti di sintesi sonora (sintetizzatori), plug-in dedicati ed editing professionale.
La consapevolezza del ruolo del Suono, e la figura di un sound designer, saranno approfondite anche a livello teorico, nelle prime fasi del corso, attraverso la storia della musica dedicata agli audio-visivi (dal 1894 ad oggi), con l’analisi di cortometraggi, pubblicità, eventi ed altri utilizzi di applicazioni sonore. Lo studente, anche grazie a concetti di psicoacustica, sarà guidato nel delicato processo di tradurre un’idea, un’immagine, un’emozione in un suono.

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