Farm Cultural Park a Favara

Il Centro Culturale e Turistico Contemporaneo diffuso, nato nel 2010, in Sicilia.

FARM Cultural Park è un Centro Culturale e Turistico Contemporaneo diffuso, nato nel 2010 e insediato nella parte più antica del centro storico di Favara, paese siciliano a 6 km dalla Valle dei Templi di Agrigento. Questo progetto nasce dalla follia di Florinda Saieva (avvocato) e Andrea Bartoli (notaio), una giovane coppia di professionisti che ha deciso di non trasferirsi all’estero, ma di restare in Sicilia e fare qualcosa di concreto per la propria terra.

Credo che oggi più che mai, ogni singolo cittadino debba chiedersi cosa può fare per la collettività, senza aspettarsi che la propria vita o il proprio contesto possa cambiare grazie al Sindaco, al Presidente della Regione o del Governo. (Andrea Bartoli)

FARM Cultural Park sta cambiando un piccolo pezzo di mondo, facendo diventare il centro di Favara un polmone della sperimentazione della cultura del contemporaneo. Arte, design, architettura e turismo sono i pilastri di questa farm culturale che organizza mostre temporanee e permanenti, workshop, presentazioni di libri, concorsi di architettura e si fa soprattutto residenza per artisti.

In quest’ultimo anno centinaia e centinaia di artisti, curatori, giornalisti, turisti e amici sono passati da Favara regalandoci le loro esperienze, la loro cultura, la loro energia. Tutto questo è assolutamente straordinario e sta migliorando la mia vita e quella della mia famiglia, ma anche di tutti quelli che a vario modo e titolo ci stanno intorno. (Andrea Bartoli)

FARM Cultural Park è ad oggi interamente sostenuto dai privati ed è rientrato nel concorso CheFare 2013, una piattaforma che segnala, racconta e premia i progetti culturali ad alto grado di innovazione, e che annuncerà il vincitore ad aprile 2014. FCP ha presentato il progetto FARM Regeneration: un sistema, frutto del lavoro fatto in questi anni a Favara, che si prefigge la riqualificazione di spazi attraverso processi di arte partecipata e coinvolgimento diretto dei cittadini, rivolto in questo caso alle città di Gela e Lampedusa.

Stiamo provando a costruire un pezzo di mondo migliore, una piccola comunità impegnata a inventare nuovi modi di pensare, abitare e vivere.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Glenn Jones aka Glennz