“Tempo italiano” alla Stockholm Design Week

Tania, Duccio Maria Gambi

Da domenica 3 fino a domenica 9 febbraio la città di Stoccolma ospita la nuova edizione della Stockholm Design Week, la Settimana del Design scandinavo.

Nel 2014 questa importante manifestazione ha deciso di includere al suo interno un appuntamento immancabile con il design del nostro paese. Si tratta di “Tempo Italiano”, festival del design italiano contemporaneo, progettato e curato da Patrizia Coggiola. Organizzato all’interno dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma – spazio disegnato da Giò Ponti negli anni ’50 -, Tempo Italiano è stato progettato e diretto da Navone Associati che hanno creato un ambiente dove il design italiano è raccontato seguendo il filo conduttore del “tempo” (inteso come tempo di vita di un prodotto, dalla creazione alla produzione, dalla “morte” al riciclo).

Tra i progetti: Re-Fire di Francesco Faccin, un kit per l’accensione manuale del fuoco realizzata utilizzando strumenti e processi produttivi contemporanei e alla portata di tutti; Attico di Cristina Celestino, una collezione di arredi e lampade frutto delle competenze di piccoli artigiani locali e di lavorazioni industriali legate ai piccoli numeri e alla ricchezza del dettaglio; gli elementi di arredi e sculture, pezzi unici e serie limitate, in cemento rinforzato con fibre di vetro di Duccio Maria Gambi; RestartMilano, progetto di Luca Liberali e Maurizio Navone, che propone una serie di manufatti radicati nella storia del design e della capacità esecutiva tipica della produzione italiana. Tra le aziende: Estel, GamFratesi, G.T. Design, Internoitaliano, Serralunga, Tobeus, Valcucine. Numerosi anche i seminari in programma durante le quattro giornate dell’evento.

Tempo Italiano
Attico design studio, Cristina Celestino
Attico design studio, Cristina Celestino
Atomizer, Cristina Celestino
Re-start Milano – mensola, Luca Liberali e Maurizio Navone
Re-fire, Francesco Faccin
Re-fire, Francesco Faccin
Tania, Duccio Maria Gambi

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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I reportages illustrati di Olivier Kugler