Memorie Urbane, work in progress #1

Pablo Herrero + e1000, Gaeta
Martin Whatson

Il festival Memorie Urbane è iniziato da dieci giorni, alcuni artisti hanno già lasciato la loro firma sul litorale pontino e l’eco dell’evento è già grande. In questi mesi, fino a settembre, Design Playground seguirà le tracce dell’evento mostrando come tutte le città coinvolte stanno cambiando il loro volto. Pubblicheremo di volta in volta le immagini e i video che documenteranno tutte le opere realizzate dagli artisti. Il paesaggio urbano di questi luoghi cambierà e si rinnoverà. E noi saremo lì per mostrarvelo.

I primi che hanno lasciato il segno sono gli artisti De la mano, P.Herrero, E1000 e Watson. Etnik è al lavoro in questi giorni e Zachas è appena arrivato pronto a tingere i muri di Gaeta e Arce, prima città della Ciociaria a ospitare la manifestazione.

Pablo Herrero + e1000, Gaeta
Pablo Herrero + e1000, Gaeta
Pablo Herrero + e1000, Gaeta
Martin Whatson, Fondi
Martin Whatson, Latina
David De La Mano + Pablo Herrero, Porto Badino
David De La Mano + Pablo Herrero, Porto Badino
David De La Mano + e1000, Terracina
e1000, Terracina
Pablo Herrero, Terracina

Domenica sera invece si è svolta la serata di presentazione del Festival Memorie Urbane  presso il Bar Patriarca ad Arce in provincia di Frosinone, territorio ancora vergine per un’arte così nuova agli occhi meno attenti. L’evento è stato accolto con curiosità dal pubblico che ha risposto calorosamente all’invito dell’Associazione 56K e Turismo Creativo. Alla serata era presente MP5 che ha presentato la shoppingbag ufficiale da lei firmata ed è stata allestita una mostra delle prime opere del 2014 catturate dagli scatti di Flavia Fiengo e Arianna Barone. Special guest della serata Ernest Zacharevic, artista lituano che vive e lavora in Malesia, che ne ha approfittato per effettuare un sopralluogo del sito che ospiterà la sua opera e godere dell’ospitalità locale.

La borsa a firma di MP5

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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