“Álvaro Siza. Viagem sem Programa”

La ristampa del libro dedicato all'architetto portoghese.

Dopo il successo della prima edizione, torna nelle librerie la ristampa del volume Álvaro Siza. Viagem sem Programa”, dedicato ai ritratti e ai disegni di viaggio, realizzati dall’architetto portoghese in un arco temporale di sessant’anni, arricchito da una linea di quaderni e cartelle con una selezione di disegni provenienti dal suo archivio privato.

Il libro, edito da Red Publishing, a cura di Raul Betti e Greta Ruffino approfondisce il lato più intimo della vita del maestro lusitano. L’avvincente racconto in prima persona, accompagnato da 53 straordinari disegni, selezionati personalmente dallo stesso architetto dai suoi innumerevoli diari di appunti e sketch book, ci conduce nella città di Porto alla fine degli anni ’50, dove Siza muove i primi passi nel mondo dell’architettura, per proseguire poi su tematiche attuali relative all’etica del progetto o alla crisi che stanno attraversando i centri storici delle nostre città.

Álvaro Siza, che da bambino sognava di fare il pompiere, il cantante d’opera e poi ancora lo scultore, racconta gli incontri più significativi avvenuti con persone e con colleghi di lavoro con i quali nel tempo ha instaurato duraturi rapporti professionali e di amicizia. E proprio in compagnia degli amici, Siza ama disegnare. Numerosi sono infatti i ritratti e gli autoritratti, non privi di ironia, raccolti all’interno del volume, che raccontano con una straordinaria memoria eidetica, quasi fossero delle istantanee fotografiche, i momenti di convivio con gli amici più cari: Eduardo Souto de Moura, Fernando Tavora, Alcino Soutinho, Vittorio Gregotti, Gabriele Basilico e molti altri ancora.

Mi piace molto disegnare. Mi rilassa, rompe lo stress, la concentrazione sul lavoro, soprattutto in periodi in cui ci sono infinite scadenze da rispettare. Il disegno libera… e ha il pregio di poter essere simultaneamente analitico e di captazione dell’ambiente”.

Nel libro non mancano i ritratti compiuti in età giovanile, dedicati ai familiari e poi i disegni che raccontano i tanti viaggi fatti da Siza in giro per il mondo, dal Brasile a Capo Verde, da Cuba all’India, passando per gli Stati Uniti. Un ideale percorso temporale fatto di sguardi, sogni, abitudini, rituali, ricordi e volti di sconosciuti e di tutti quegli amici incontrati in quello straordinario “viaggio senza programma”, è la vita.

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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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