Memorie Urbane, work in progress #3. Intervista al direttore artistico Davide Rossillo

Eime – Gaeta

Memorie Urbane è in pieno fermento dopo l’inaugurazione di due prestigiose mostre, la bipersonale di Millo ed Etnik nello splendido spazio di Basement Project Room, a Fondi, visibile dal 25 aprile al 2 giugno, e la prima personale di Aloha Oe, uno degli artisti più provocatori, intensi e sensuali del panorama street internazionale, a Latina, negli spazi dell’associazione Aus+Galerie, ovvero una galleria-appartamento. In questi mesi, fino a settembre, Design Playground seguirà le tracce dell’evento mostrando come tutte le città coinvolte stanno cambiando il loro volto. Pubblicheremo di volta in volta le immagini e i video che documenteranno tutte le opere realizzate dagli artisti. Il paesaggio urbano di questi luoghi cambierà e si rinnoverà. E noi saremo lì per mostrarvelo.

La settimana scorsa si è svolta la prima delle due conference in programma quest’anno nella prestigiosa e panoramica Sala Consiliare di Terracina, HUMAN LANDSCAPE – paesaggio urbano, paesaggio umano, una riflessione sui concetti di spazio pubblico, estetica e umanità dell’arte urbana, con gli interventi di Agostino Iacurci (artista), Elisa Pierandei (giornalista e arabista), Vittorio Parisi (critico e curatore d’arte contemporanea), Salvatore Brocco (Memorie Urbane) e con un racconto del Festival LGZ di Mosca, realizzato da Sabina Chagina galleria street Klt, il tutto introdotto e coordinato da Mariangela Capozzi per Memorie Urbane. Nell’aperitivo serale è stata presentata anche la bottiglia ufficiale di “Falanghina Tardiva Telaro” con l’etichetta disegnata da Agostino Iacurci disponibile in edizione limitata di 180 pz. Procedono alla grande anche i muri riqualificati ad opera di Alice Pasquini (Italia) a Terracina, Hyuro (Spagna) a Gaeta, Eime (Portogallo) a Terracina e Gaeta. Grazie ad Eime la torretta dell’Enel di Gaeta, acquisisce un altro linguaggio di stencil, dopo gli interventi degli anni precedenti di Sten+Lex e Lucamaleonte. Tre visioni differenti della stessa arte.

Alice Pasquini – Borgo Hermada (Terracina)
Alice Pasquini – Borgo Hermada (Terracina)
Alice Pasquini – Borgo Hermada (Terracina)

In questi giorni sono all’opera, Seth (Francia) su Gaeta e Natalia Rak (Polonia) su un grande muro a Terracina. Per il festival, inoltre, c’è il gradito ritorno di Agostino Iacurci (Italia) ad Arce, sulle pareti di una scuola media.
In merito alle torretta Enel riqualificata ad Arce da Zacharevic in questa edizione di memorie urbane, è giunta anche la dichiarazione di Alfonso Sturchio, Responsabile Enel Infrastrutture e Reti Lazio Abruzzo e Molise – “Una vera soddisfazione  per i valori della nostra Azienda, imperniati sulla garanzia di un servizio elettrico efficiente per tutti, ma anche sulla sicurezza, il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione delle ricchezze culturali dei territori, di cui la Ciociaria è ricchissima”.

Eime – Gaeta
Eime – Gaeta
Eime – Gaeta
Eime – Gaeta

Per questo articolo abbiamo chiesto un bilancio del festival, direttamente all’ideatore di questo ambizioso progetto di riqualificazione urbana attraverso la street art, Davide Rossillo presidente di Turismo Creativo.

Ciao Davide, ci faresti un bilancio sul work in progress di Memorie Urbane, sui muri realizzati e anche sui numerosi eventi collaterali attivi per questa terza edizione?
Tutto procede benissimo, anche le nuove associazioni, integrate al progetto nelle varie città coinvolte, hanno lavorato benissimo finora: a Fondi Basement project Room, delay records, Il Quadrato e ad Arce 56K, a Latina Aus+Galerie e a Itri Lokomotiv Music. Sono molto felice. Gli artisti portano testimonianza dal mondo dell’importanza acquisita del festival e vengono molto motivati per fare degli interventi significativi. In questi anni si è costituito un team molto appassionato e professionale che è cresciuto insieme al festival, dai fotografi ai videomaker a tutto lo staff webmaster, fino ai grafici, all’ufficio stampa, al digital PR etc etc

In una intervista hai dichiarato che uno degli  scopi del Festival è quello di recuperare zone dimenticate della città sensibilizzando così l’interesse della popolazione autoctona nei confronti dell’arte urbana e del territorio, favorendo un processo d’interazione e una contaminazione reciproca tra arte, territorio e abitanti del luogo.  In questa edizione sono già  molti i muri riqualificati e gli artisti che vi hanno  preso parte. Come è stata la risposta da parte delle città coinvolte, che quest’anno sono ben sei?
La mia idea iniziale era quella di far riappropriare i cittadini degli spazi comuni e dimenticati. Molto, anzi, troppo spesso l’esterno delle abitazioni non viene considerato proprio e questo porta a una dequalificazione dell’aspetto urbano generale. Oggi credo che gli abitanti delle strade e dei quartieri dove sono stati realizzate le opere degli street artist  hanno un’attenzione maggiore per lo spazio pubblico e sono loro stessi a chiamarmi e suggerirmi muri da recuperare o colorare. La cosa che si è innescata dopo due anni di Festival è che ci occupiamo anche dei muri privati.. ne faremo almeno 5 quest’anno nelle varie cittadine e questo non era sicuramente preventivabile all’inizio del festival.

Come vedi cambiato, se pensi si possa parlare di cambiamento, il modo di percepire l’arte urbana da parte dei residenti dei luoghi che le ospitano. Ci sono aneddoti curiosi capitati nel corso degli anni che vuoi raccontarci?
Come dicevo poco fa la percezione della popolazione cambia, molte persone si avvicinano sempre più e si sensibilizzano; ogni giorno queste opere interagiscono con la vita quotidiana di chi frequenta quei luoghi e con queste opere crescono e vivono sentimenti diversi.
Aneddoti ce ne sarebbero mille, ma sicuramente i più emozionanti sono i momenti in cui alcune persone in lacrime sono venute a ringraziare l’artista per l’emozione trasmessa dall’opera. Solo per una di queste esperienze vissute varrebbe la pena fare il festival; ma spero che i più giovani, da qualcuno di questi lavori, abbia un suggerimento positivo per la sua crescita culturale e spirituale. Per questa edizione penso che tutti gli interventi siano di grande livello, ogni artista ha espresso il massimo della sua poetica e noi li abbiamo messi nella condizione migliore per farlo.
Ho affrontato delle grosse scommesse quest’anno con alcuni nomi outsider che per alcuni potevano risultare strani, ma alla fine penso che tutti si faranno valere, se considerate che più della metà degli artisti di quest’anno non ha mai dipinto in Italia. Mi sono voluto sganciare dalle logiche italiane invitando il meglio del panorama internazionale  e affrontando vari linguaggi. Penso che alla fine del festival faremo un buon resoconto dei 40 interventi realizzati, delle diverse mostre organizzate e delle due conference. Che dire….Vi aspettiamo.

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Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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