Teardrop, autoproduzione domestica per fitocosmetici


Teardrop My phytocosmetic lab
è un sistema di strumenti e accessori per la preparazione domestica di fitocosmetici sviluppato da tre studentesse della Laurea Magistrale in Design del Prodotto per l’Innovazione del Politecnico di Milano come progetto per il Laboratorio di Sintesi Finale del Politecnico. L’idea delle designer, Carolina Becatti, Maddalena Salvetti e Silvia Giustozzi, nasce dalla passione di una delle tre per l’autoproduzione di cosmetici che sempre più si è dimostrato un ambito di ricerca molto attuale e pieno di possibilità progettuali data la crescente attenzione generale verso i processi produttivi e le materie prime. Da qui è nato questo sistema di strumenti per l’autoproduzione di cosmetici 100% naturali, che consente di estrarre i principi attivi dalle piante (attraverso il distillatore) e di utilizzarli poi come ingredienti per la preparazione di creme, shampoo, maschere, ecc.

Il kit di Teardrop si compone principalmente di un distillatore in corrente di vapore: facendo bollire l’acqua nella parte inferiore, il vapore passa attraverso le piante per poi andare a condensarsi contro le pareti fredde della goccia (riempite di ghiaccio). La condensa così ottenuta viene raccolta in un recipiente. Si tratta di un idrolato contenente i principi attivi della pianta che può essere utilizzato come tonico, direttamente sulla pelle, o come ingrediente per le altre preparazioni.

Gli altri componenti del kit sono:

• pinze da laboratorio (per sciogliere a bagnomaria gli ingredienti base dei cosmetici, utilizzando la base e il bruciatore del distillatore)
• un contenitore graduato in vetro
• una ciotola in ceramica
• barattoli ermetici in ceramica per i propri cosmetici
• boccette ermetiche in vetro per gli idrolati
• un imbuto
• cucchiai dosatori e paletta per mescolare in ceramica

Teardrop è accompagnato da un book che illustra le proprietà delle principali piante utilizzabili, oltre ad alcune ricette base e personalizzabili. Sempre nel book sono contenute anche delle etichette per i barattoli e le boccette su cui scrivere il contenuto e la data delle proprie creazioni.
Per il momento Teardrop è soltanto un prototipo realizzato a mano insieme ad alcuni artigiani. Auguriamo alle tre designer che possano trovare presto i fondi per produrlo.

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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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