“Artigianato e Design: il valore del brand culturale” SAM master class

Ph. Elena Chiocchia

“La seconda metà dell’Ottocento e tutto il Novecento sono state caratterizzate dalla battaglia teorico-pratica, e soprattutto ideologica, che ha condotto a definire, affermare ed esercitare il design come metodo e modalità idonea alla progettazione di artefatti nell’età industriale. Tutto quanto realizzato, insomma, ha adottato questa comoda ed unificante etichetta, garanzia di modernità, buon prodotto, sicuro o probabile successo sul mercato. Un’utile generalizzazione che, se dal punto di vista del metodo ha contribuito a diffondere modi di progettazione e produzione ‘alti’, quantitativamente e di frequente qualitativamente ha però appiattito le differenze e le specificità. Non tutti gli artefatti infatti possono definirsi industriali, ma sono risultato, ad esempio, di produzione manuale oppure di decorazione. Volendo guardare l’esecuzione ci sarebbe da riscrivere l’intera storia del disegno industriale italiano; parecchio di quanto è passato come design è per lo più produzione artigianale, pezzo unico, piccola serie” (Alberto Bassi, storico e critico del disegno industriale)

L’artigianato è un enorme patrimonio culturale ed economico del nostro paese e in ogni settore produttivo in cui opera, lo fa in stretto contatto con l’ambiente, la storia, i costumi e le tradizioni del territorio. Il design inteso come servizio progettuale alla produzione, sebbene sia pratica frequente nella produzione industriale, risulta ancora quasi del tutto estraneo al mondo della produzione artigianale. In questo contesto infatti l’intero processo viene gestito autonomamente dallo stesso artigiano che è abituato a seguire personalmente l’ideazione, lo sviluppo e tutte le fasi di progettazione fino alla realizzazione del manufatto, spinto da una personale cultura del “saper fare” e da una creatività spontanea.

Negli ultimi anni però il design è stato chiamato a confrontarsi con la produzione artigianale, non per compromettere l’autonomia dell’artigiano, quanto piuttosto per creare sinergie, contaminazioni e trasferimenti tecnologico-culturali in grado di individuare nuovi modelli produttivi. Ed è quindi fondamentale che i professionisti del settore artigianale siano sempre più consapevoli delle connessioni che legano la loro attività al sistema territoriale articolato in cui sono inseriti e che riflettano su come altre modalità di progettare-produrre-comunicare-vendere possano rafforzare il made in Italy e dare nuove risposte alle richieste di un mercato mutevole e complesso.


In questo scenario si inserisce la V edizione di Strategic Arts Management master class che si terrà il 14 e il 15 novembre a Venezia presso Palazzo Franchetti e che ha come tematica “Artigianato e Design: il valore del brand culturale”. SAM master class, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design e con Arte Artigiana, intende rispondere proprio a questa necessità di generare un approccio strategico e fornire strumenti operativi per l’ideazione, la gestione e la comunicazione di progetti e prodotti di design e artigianato, combinando l’incontro tra intuizioni creative (soft skills) e competenze progettuali (hard skills) in un contesto imprenditoriale.

Il format, fuori dagli schemi della formazione accademica, propone un approccio innovativo basato sui princìpi dell’action learning che si basa sulla condivisione e sull’analisi di casi specifici: un percorso interattivo di esperienze e scambi su comunicazione, tecnologie e networking per l’artigianato ed il design che contribuirà alla crescita culturale e professionale dei partecipanti, da un lato orientandoli verso strategie e obbiettivi concreti e dall’altro consolidandone le capacità di affrontare un mercato e un sistema in continua trasformazione.

Il team di esperti che interverranno è composto da: Gilda Zaffagnini (Nexa), Paolo Fontana (Signaletic), Alessia Panella (Avvocato studio legale Panella), Federica Preto (Arte Artigiana), Gaetano Di Gregorio (Coordinatore Interior Design IED Venezia) Stefano Micelli (Google Cultural Institute), Michele Trimarchi (Tools for Culture).

La deadline per iscriversi è martedì 11 novembre.
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EARLY BOOKING:
I primi iscritti potranno usufruire della quota Early Booking, che prevede uno sconto esclusivo. I posti sono limitati e l’offerta valida fino al 23 luglio.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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