La protesta “bianca” di AIAP.
Una croce sopra


Nel mese di luglio 2014 l’assessorato al Turismo del Comune di Napoli ha indetto un “concorso per la selezione di un’immagine coordinata della città di Napoli” aperto a “studi di progettazione di professionisti; gli editori; le imprese e le società di grafica, i grafici, i web e graphic designer; gli agenti e le agenzie di comunicazione, gli studenti singoli o associati iscritti alle Accademie Belle Arti o alle Facoltà di Architettura, gli alunni dei licei artistici o di istituti professionali per le arti, i semplici cittadini”.
Il bando ha, fin da subito, generato forti critiche tanto che l’Aiap (Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva) è prontamente intervenuta con una lettera aperta inviata al Comune di Napoli nella quale ha sottolineato ed esplicato i punti deboli della proposta.

Il bando non prevede un premio per il progetto vincitore: l’unico premio sarebbe la visibilità data al progetto attraverso una manifestazione da voi organizzata e la successiva pubblicazione in un catalogo. Altresì non nomina (v. Art. 8) tra i membri della commissione giudicatrice professionisti grafici, criterio indispensabile per garantire una corretta valutazione dei progetti pervenuti, ma si mantiene sul vago citando “esperti” che saranno nominati dagli assessorati. Inoltre, demagogicamente – ma anche questa è pratica ormai diffusa – il concorso di idee è aperto a tutti, come se la professionalità non derivasse da un patrimonio di cultura di comunicazione che si crea attraverso anni di formazione, di aggiornamento, di esperienza professionale e di specializzazione, ma fosse instillata in qualunque individuo alla nascita, una specie di talento naturale. (Qui il testo completo)

E inoltre un illuminante articolo di Pino Grimaldi su Il Denaro (in edicola con Il Sole 24 Ore) ne affossa il senso e ne chiarifica le contraddittorietà.

“In mancanza di idee e di competenza specialistica, si ricorra alla demagogia del concorso, aperto a tutti, che è − come dire − non sapersi assumere le responabilità politiche di scelte professionali; meglio il consenso rivolto ai tanti bravi dilettanti, studenti, simpatizzanti, “semplici cittadini”, purché “in regola con il pagamento dei tributi”. Ma ancora più stravagante è pensare che il roboante “percorso di turismo partecipato e sostenibile che l’amministrazione Comunale sta avviando” sia sostenuto da scelte con tanta approssimazione.” (Qui il testo completo)

L’accesa discussione sull’argomento ha fatto innescare infine l’idea da parte di alcuni professionisti della comunicazione, di realizzare un concept ironico/sarcastico per protestare in maniera civile contro questo bando del quale si occupa la Delegazione Campania dell’AIAP:

“l’idea nasce dalla Delegazione Aiap Campania. Il gruppo di progettisti dell’Aiap Campania, colti, intelligenti e dotati di gran senso dell’ironia, dote essenziale per poter affrontare qualsiasi lavoro con grande serietà, hanno immaginato questa campagna virale che sta raccogliendo consenso ovunque, con una partecipazione massiccia e diffusa. In moltissimi, da tutta Italia, stanno anche partecipando in modo cartaceo, inviando il plico al comune: credo che poche volte ad un bando pubblico vi sia stata una così ampia partecipazione. Mi piacerebbe vedere le reazioni dei giurati all’apertura dei plichi…”
(Daniela Piscitelli, Presidente dell’AIAP)

Ieri mattina, 23 settembre 2014, il wall di Facebook è stato inondato dal medesimo stato pubblicato da numerosi professionisti del settore e non, accompagnato da 5 immagini e la frase “la mia proposta per il Concorso di idee per la selezione di un’immagine coordinata della città di Napoli – Campagna 2014/2015“.
Una protesta “bianca” che mira a mettere in luce un problema sempre più dilagante nelle amministrazioni comunali, e non solo, che sta gradualmente sgretolando la meritocrazia e la professionalità e alimentando la superficialità nell’approccio al lavoro. Partecipate anche voi scaricando i materiali dal sito XNapoli!

“Nel dilettantismo è il germe di un pervertimento morale” Hugo von Hofmannsthal

Per fortuna alcune volte le cose vanno in maniera diversa, come nel caso del city branding della città di Bologna. In questo momento più che mai abbiamo bisogno di buoni esempi.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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