Cirstalli edibili, Gabriele Lucchitta

Cristalli edibili è un progetto di Gabriele Lucchitta frutto della sperimentazione sui materiali e sul processo di produzione per dare loro forma. Nello specifico affronta la messa a punto di alcune miscele di materiale commestibile da utilizzare per lo stampaggio rotazionale.

Dopo una prima fase di ricerca di materiali differenti, la sperimentazione si è focalizzata sullo zucchero, sia come ingrediente principale di miscele sia come legante di agglomerati.
Per confrontare le caratteristiche in modo preciso era necessario avere campioni di forme e dimensioni uniformi. Così utilizzando uno stampo in silicone per dolci e seguendo con rigore le varie fasi del processo, è stato possibile ottenere dei campioni di forma cilindrica. Lavorando con sostanze liquide, solide e farinose che possedessero capacità addensanti e collanti si sono ottenute delle miscele differenti per colore, trasparenza, consistenza e agglomerati.
Nella seconda fase delle sperimentazioni Gabriele ha costruito artigianalmente una macchina per lo stampaggio rotazionale e uno stampo cilindrico in gomma siliconica. Inserendo la miscela zuccherina nello stampo, collocando quest’ultimo nella macchina e facendolo ruotare manualmente si è ottenuto un campione sfaccettato che richiama la forma del cristallo di saccarosio, l’ingrediente base di tutta la ricerca. Un cristallo spigoloso all’esterno e curvo all’interno che racconta il processo produttivo da cui è nato e consente di verificare la trasparenza delle superfici sperimentate.

Come è nato questo progetto?
Il progetto, nato come sperimentazione sui materiali commestibili, dopo una prima fase di ricerca si è focalizzato in particolare sullo zucchero, come ingrediente principale di miscele e legante di agglomerati. Di pari passo con la ricerca sui materiali, ho portato avanti la sperimentazione di un processo
 di creazione artigianale attraverso l’uso di uno stampo rotazionale, al fine di arrivare a un oggetto iconico che raccontasse l’intero iter di progettazione.
 Per la prima volta nella mia carriera progettuale ho affrontato il tema
 del cibo, procedendo attraverso fasi di transizione fino ad arrivare a un prodotto finale. Provenendo da attività in laboratorio, ho trovato nella cucina un ambiente fertile dove sperimentare, osservare e toccare con mano cosa succedeva, interrogando i materiali e facendomi guidare dai processi.

Qual è il processo di sviluppo dell’idea? Come hai pensato di costruire una macchina per lo stampaggio rotazionale?
Il processo è una parte fondamentale di questa ricerca: partendo da materie prime alimentari sono arrivato a sperimentare diversi materiali commestibili per la produzione di oggetti e nuovi alimenti. Fin dall’inizio si è reso necessario effettuare alcune scelte per cercare di dare dei confini al progetto. Il primo limite che mi sono imposto, dopo un’accurata analisi delle miscele e dei metodi di produzione comunemente impiegati nella fabbricazione di molti alimenti, è stato di utilizzare lo stampaggio rotazionale. Questo metodo offriva la possibilità di ottenere degli oggetti cavi partendo da miscele liquide che, una volta versate nello stampo e fatte ruotare dalla macchina, solidificano. Dal metodo di produzione scelto è derivata la necessità di sperimentare diverse miscele che avessero la densità adeguata a essere versate in uno stampo e a solidificare in un lasso di tempo ristretto.
>Parlando più nello specifico del metodo di produzione, studiando la tecnica del rotostampaggio, sia a livello industriale che artigianale, sono arrivato a progettare e realizzare una macchina, che semplifica al massimo la produzione di oggetti in questo modo. Naturalmente la tecnica da me utilizzata è prettamente artigianale e prevede tempi più lunghi di esecuzione del pezzo, in quanto la macchina va alimentata manualmente.

Hai già in mente quali potrebbero essere le possibili applicazioni future di questa sperimentazione?
Questo progetto non prevedeva delle applicazioni specifiche, ma voleva essere una sperimentazione a tutto tondo. Sono andato a delineare solamente alcuni concept di utilizzo per i materiali progettati rivolgendomi sia all’ambiente domestico che alla ristorazione, in particolare ho ipotizzato potesse aprire la strada a un nuovo food format più aderente ai cambiamenti di abitudini della popolazione urbanizzata nell’alimentazione e nei modi di mangiare. Un’altra applicazione di questo progetto ho pensato potesse essere un’istallazione presso un evento legato al design e/o al cibo. Si tratterebbe di una dimostrazione di come il prodotto è fatto, attraverso la quale si può mostrare al pubblico il valore del prodotto e averne un immediato riscontro, attraverso un’esperienza di diverso tipo: visivo, tattile e gustativo.

 

A project by: Gabriele Lucchitta
Camera and editing: Gabriele Lucchitta, Luigi Maggiore
Music: The XX – Basic Space

BIO
Nato e cresciuto a Pordenone, Gabriele Lucchitta ha frequentato l’Istituto Tecnico per Geometri Sandro Pertini dove si è diplomato nel 2009. Nel 2010 ha lavorato nello studio di architettura Furlan & Pierini a Pordenone e nello stesso anno ha iniziato a frequentare il Corso di laurea in Disegno Industriale presso l’UNIRSM (Università della Repubblica di San Marino – IUAV Università di Venezia) dove si è laureato nel marzo 2014. Durante gli studi ha fatto uno stage presso lo studio di design Giulio Iacchetti a Milano. Dopo la laurea ha trascorso due mesi a Londra seguendo il corso di preparazione all’esame di inglese generale e IELTS presso la scuola internazionale di inglese St. Giles e attualmente lavora nel laboratorio di ceramica di Francesca Verardo.