Greetings from Milano #01,
Marco ‘Goran’ Romano Solo Show

Sembra che tutti la odino, ma nessuno può fare a meno di tornarci o di sentirne la mancanza.
Milano è una città di per sé contraddittoria, a partire dai sentimenti di chi la vive e la trasforma ogni giorno.

A lei è dedicata “Greetings from Milano”, la mostra personale di Marco ‘Goran’ Romano che inaugurerà sabato 11 ottobre alle 18 presso Spazio Vogh, in Via Voghera, 6.
Rimarrà poi aperta i giorni seguenti, dalle 11 alle 21, fino a sabato 18.

Per la sua prima mostra, l’artista ha realizzato una selezione di dieci acrilici su legno di grandi dimensioni, diciotto opere di medio e piccolo formato realizzate su supporto misto, quattro disegni su carta e due sculture. Goran guarda la città con l’entusiasmo di chi proviene dalla provincia. Ne apprezza la frenesia, i costumi e i colori cupi, che decide di riportare nelle sue tele. Si fa sedurre dalle sue architetture, stringendo un legame profondo con la Torre Velasca che diventa lo stratagemma per raccontare Milano nelle sue varie sfaccettature. Il linguaggio è quello iconico a cui ci ha già abituati nei suoi lavori editoriali. Forme semplici e bicromia per raccontare le complessità culturali del capoluogo meneghino. Una mostra che può essere paragonata a una gigantesca cartolina, anzi una vera e propria passeggiata ironica, surreale e vagamente romantica fra vie, edifici, simboli e contraddizioni della città che lo ha adottato.

 

Marco ‘Goran’ Romano (1986) è un illustratore italiano. Vive a Milano dal 2011.

Lavora principalmente nel mondo dell’editoria da newsstand e, nonostante la sua giovane età, vanta collaborazioni con i principali quotidiani e magazine del mondo, come Entertainment Weekly, ESPN The Magazine, Fast Company, Fortune, GQ, Il Sole 24 Ore, La Repubblica, Le Monde, Men’s Health, New York Magazine, The Good Life, The New York Times, The New Republic, The Washington Post, Vita, Wired.

Di recente è stato inserito nella lista dei venti creativi più talentuosi sotto i 30 anni stilata da Print Magazine, mentre Communication Arts gli ha conferito l’Excellence Awards per la Tipografia.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Britanka Workshops. Arina Shabanova