“Choros”, Michael Langan e Terah Maher

“Choros” è un film sperimentale del 2011 diretto da Michael Langan e Terah Maher, che si rifà alla tradizione con l’intenzione di modernizzare una tecnica visiva sviluppatasi per studi scientifici nel 1880.

The Horse in Motion, 1878
Eadweard Muybridge, The Horse in Motion, 1878

Alla fine del XIX secolo si sviluppò una tecnica fotografica denominata “cronofotografia”, per la quale più fotografie venivano scattate in rapida successione per studiare il movimento di un determinato soggetto. Nel 1878, in una celebre sequenza, Eadweard Muybridge riprese un cavallo in corsa offrendo al mondo il primo assaggio di immagini in movimento visualizzate tramite uno zootropio, un dispositivo ottico per visualizzare immagini, disegni, in movimento, inventato da William George Horner nel 1834. Una serie di disegni riprodotta su una striscia di carta, viene posta all’interno di un cilindro dotato di feritoie a intervalli regolari (una per ogni immagine), atte a visionare le immagini stesse. Grazie al principio della persistenza retinica, la rapida successione di immagini conferisce l’illusione di movimento.

Étienne-Jules Marey - Movements in Pole Vaulting  (1885-1895)
Étienne-Jules Marey – Movements in Pole Vaulting (1885-1895)

Diversi anni dopo, il fisico francese Etienne-Jules Marey sviluppò una variante sorprendente di questa tecnica acquisendo più pose di un soggetto nel tempo su un singolo fotogramma del film, per ottenere una sorta di eco visiva. La natura di questo processo limitava tuttavia il soggetto che doveva essere fotografato in uno studio molto scuro e con una forte illuminazione per evitare la sovraesposizione dello sfondo quando più immagini si stratificavano l’una sull’altra.

Nel 1968, solo sei anni prima che Steve Reich iniziasse a comporre “Music for 18 Musicians” (colonna sonora di “Choros”), Norman McLaren adattò la tecnica di stratificazione di Marey ad un film innovativo intitolato “Pas de Deux”. Tuttavia, la natura additiva delle esposizioni multiple in fotografia trattate chimicamente, limitò McLaren ancora nei confini di una scatola nera con un’illuminazione laterale ad alto contrasto.

Choros_designplayground

Choros” rivisita queste innovazioni tecniche e cerca di contribuire con innovazioni originali proprie. Sfruttando i recenti progressi nella composizione digitale, la tecnica sviluppata per questo progetto, infatti, introduce colori, libera il film dai confini di uno studio con fondale nero e permette al ballerino di soffermarsi in una posizione senza rischio di sovraesposizione. Un’evoluzione di questa tecnica antica che permette di raggiungere un grado di finezza finora impensabile a causa delle limitazioni tecniche.

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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