“Gathering”.
chiandchi per Saniyo

Fondato nel 2013, chiandchi è uno studio di design con sede a Taiwan, una piattaforma di progettazione e di condivisione di idee che pone grande attenzione alle relazioni che intercorrono tra persone e oggetti. Le ispirazioni provengono dalle piccole cose nella vita di tutti i giorni. I designer progettano oggetti con contenuti e finalità, con semplici funzioni e  nelle loro forme essenziali, con materiale e forma adeguata, assumendo così la capacità di adattarsi delicatamente ovunque siano collocati.

Ogni oggetto significa qualcosa per qualcuno. Il significato dietro ogni oggetto, non importa quanto piccolo, è la ragione che ne giustifica l’esistenza e ne stabilisce il valore nel tempo. Ci sono “cose” presenti nella nostra vita quotidiana alle quali ci siamo abituati oppure vengono ignorate o dimenticate. Noi di Chi and Chi, ci siamo posti l’obiettivo di accendere una riflettore su quelle ‘cose’ donandogli nuovo splendore e interesse, trasformandole in qualcosa che funziona bene, con un aspetto gradevole e che rendano la giornata di qualcuno migliore e più felice.

La filosofia di design di Chi and Chi bene si sposa con quella dell’azienda Saniyo (fondata nel 2011) che si è posta l’obiettivo di produrre oggetti socialmente responsabili e sostenibili in termini di funzionalità ed estetica. I materiali scelti, come la ceramica, sono compatibili con l’ambiente e il processo di produzione non genera sostanze chimiche nocive per i lavoratori.

La loro prima collezione è un insieme di stoviglie e contenitori per party alla quale è stato dato il nome di “Gathering” (incontro) ed è stata presentata nel mese di aprile 2014.

“In questo mondo in cui vivono 6,5 miliardi di abitanti, cosa spiega che alcune persone sono la nostra famiglia, altre i nostri amici, mentre alcune persone sono semplicemente di passaggio nella nostra vita? Cosa ci collega, ci attrae, ci riunisce? Noi, esseri umani, siamo tutti parte dell’universo.

Nella nostra serie “Gathering”, prendiamo in prestito i concetti e i fenomeni di questi oggetti astronomici con la speranza che possa portare ispirazione per la nostra vita di tutti i giorni. E anche come dolce promemoria, per ricordarci di amare il tempo che passiamo insieme con i nostri amici e parenti. Così in questo immenso universo avremo la consapevolezza di quanto importante sia la condivisione di momenti sereni con i nostri cari”.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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I vincitori del concorso
“Posterheroes. Food in the loop”