“S. la Nave di Teseo”.
J. J. Abrams e Doug Dorst

Se in questo periodo storico l’editoria tradizionale è in crisi e in parte è stata soppiantata da quella digitale, il nuovo romanzo di JJ Abrams e Doug Dorst è un esempio di come si possa rivoluzionare il libro su carta e di quanto sia importante offrire al lettore un’esperienza unica allontanando ogni possibile “minaccia” digitale.
S. La nave di Teseo è, prima di tutto, un oggetto d’arte, un gioiello di cartotecnica che, anche se ne esiste una versione ebook, non potrà mai essere scambiato con una mera riproduzione video. È davvero troppo il fascino di sfogliare a mano le pagine ingiallite di questo meraviglioso libro soffermandosi sugli infiniti appunti e inserti: una cartolina, una mappa scarabocchiata su un fazzolettino di carta, ritagli di giornale ingialliti e vecchi documenti.

L’intento era fare una battaglia per il libro cartaceo, per questo oggetto meraviglioso che alcuni giudicano obsoleto. Volevamo rinnovarlo e al tempo stesso salvarne la tradizione, dimostrando che con un libro di carta puoi fare tante cose, sporcarlo, scriverci sopra, strappare una pagina, infilarci dentro una foto, che non puoi fare con un ebook”. (J. J. Abrams su Repubblica.it)

S. La nave di Teseo ha l’aspetto di un vecchio libro di biblioteca che è passato di mano in mano (ha anche l’etichetta adesiva con la sua collocazione) e del cui autore (fittizio), W.K. Straka, si sa poco o nulla, se non che è stato un prolifico scrittore. Attorno al romanzo di Straka ruotano poi le storie di Jen ed Eric, due studenti che nel corso del tempo hanno riempito il libro delle loro annotazioni a margine, e quella di F.X. Caldeira, il misterioso traduttore (potrebbe essere W.K. Straka stesso) che firma l’introduzione del libro e aggiunge le note a piè di pagina. I livelli di lettura, quindi, sono molteplici (il romanzo vero e proprio, gli appunti dei due studenti e le note di Caldeira) e portarli avanti contemporaneamente non è di certo elementare, ma con un po’ di esercizio al multitasking non sarà impossibile. Diversamente, un altro metodo approvato, da Doug Dorst, è la doppia lettura: in un primo momento quella del romanzo e delle note a piè di pagina e in un secondo tutte le annotazioni di Jen ed Eric.

Insomma una storia dalla trama oscura (il romanzo narra le vicende di un uomo costretto a imbarcarsi su una nave con un equipaggio a dir poco spaventoso) contornata da tanti fitti misteri che potranno sciogliersi soltanto riuscendosi a districare tra le annotazioni a margine con i diversi colori di inchiostro, le note del traduttore e gli ulteriori indizi infilati tra le pagine. E se non doveste riuscirci, avrete comunque tra le mani uno splendido oggetto da collezione.

La traduzione è di Enrica Buretta, mentre il Lettering manuale è di Vincenzo Filosa e Giusy Noce per Studio Nora. Edito da Rizzoli Lizzard. Prezzo 35€.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


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