Simplicissimus.
La madre delle riviste di satira.

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Simplicissimus si può considerare, ancora oggi, il più importante settimanale tedesco di satira politica. Il suo nome è sinonimo di anticlericale, antifeudale e di lotta contro i molti tabù dell’epoca. I contenuti pubblicati sulle sue pagine furono di grande rilievo per il dibattito democratico sulla politica interna ed estera dell’Impero e della Repubblica di Weimar. La rivista offre materiale insostituibile per tematiche letterarie, storiche e sociologiche dalla fine dell’800 alla seconda guerra mondiale. A livello internazionale rappresenta una testimonianza storica più rilevante di qualsiasi altro periodico tedesco.

Fondato il 1 aprile del 1896 dall’editore Albert Langen, giovane benestante originario di Anversa, il settimanale Simplicissimus, prende a modello i periodici satirici francesi Le Chat Noir, La Rire, Gil Blas Illustré. Il suo nome è tratto dal romanzo L’avventuroso Simplicissimus (Der abenteuerliche Simplicissimus Teutsch) scritto nel 1668 da Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen, il cui protagonista, Simplicissimus, è rappresentato da un picaro che, fingendosi sciocco, sbeffeggia i suoi ascoltatori, siano loro ricchi o poveri.

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Simplicissimus nacque originariamente come foglio letterario illustrato, la rivista pubblicò il lavoro di scrittori come Thomas Mann e Rainer Maria Rilke. I suoi bersagli più consueti furono le rigide figure militari prussiane e le nette distinzioni sociali e di classe tedesche viste dalla più rilassata atmosfera liberal di Monaco.

Con l’arrivo di Thomas Theodor Heine il disegno prese lentamente il sopravvento sul testo, combinando contenuti provocatori e politicamente audaci, con uno stile grafico luminoso, immediato, e sorprendentemente moderno, influenzato dall’Art Nouveau, dal post-impressionismo e dai simbolisti. Nella redazione entrarono in maniera permanente Reznicek, Engl, Wilke, i paesaggisti Bruno Paul e Reinhold Max Eichler, i francesi Steinlen, Chèvet e Willette, gli scandinavi Kittelsen Blix e Gulbransson. I loro nomi sono sinonimo di qualità artistica della rivista, senza dimenticare gli innumerevoli collaboratori “liberi”, che a volte arrivano negli anni successivi alla fama: tra i tanti per citarne Ernst Barlach, Lovis Corinth, Paul Grieshaber, Heinrich Kley, Käthe Kollwitz, Alfred Kubin, Walter Trier, A. Paul Weber, Heinrich Zille. Non meno importante è il numero di direttori e redattori capo di grande rilievo, tra cui Korfiz Holm, Reinhold Geheeb, Hans Erich Blaich, Walter Foitzik, Julius Linnekogel, Fritz Schweynert e per molti anni anche Ludwig Thoma.

Il manifesto di Simplicissimus, pubblicato anonimo ma scritto in realtà da Frank Wedekind, prometteva di sferzare “la pigra Nazione con parole brucianti”. E fu così convincente che il governo, considerando il settimanale pericolosamente sovversivo, lo bandì dalle carrozze ferroviarie. Nel 1898 le obiezioni di Kaiser Wilhelm (Guglielmo II di Germania) per essere stato ridicolizzato in copertina nel celebre “numero della Palestina”, portarono la rivista ad essere soppressa. Langen trascorse cinque anni di esilio in Svizzera e fu multato di 20.000 marchi d’oro tedeschi. Sei mesi di carcere furono inflitti al disegnatore Heine per l’immagine di copertina e sette mesi allo scrittore Frank Wedekind per una sua lirica. Tuttavia queste vicende servirono solo ad aumentarne la popolarità, fino ad arrivare a 85.000 copie vendute. Successivamente, la più potente satira politica espressa graficamente divenne opera degli artisti George Grosz e Käthe Kollwitz (entrambi collaboratori) e John Heartfield.

Nel 1909, con la morte di Langen, la redazione de il Simplicissimus, con una partigianeria patriottica con colorazione sciovinista, si schierò a favore della guerra, ma una volta conclusosi il primo conflitto mondiale riacquistò le sue migliori tradizioni satiriche ma solo fino al 1933, quando la redazione fu invasa dai nazisti. All’indomani dell’incendio del Reichstag infatti, Heine aveva disegnato una copertina con la morte che salutava a braccio teso, con la didascalia “È l’unica che ancora dice heil Hitler“. Scomparve così il Simplicissimus delle origini risucchiato dal nazionalsocialismo, anche se le pubblicazioni ripresero più volte fino al 1944 e si tentò di riesumarlo ancora nel 1954 fino alla chiusura definitiva del 1967.

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Simplicissimus 1896-1944 (edizione online)
L’archivio completo delle edizioni della rivista dall’anno di fondazione, 1896, fino al 1944, è consultabile online grazie alla Fondazione Weimar Classics e la Biblioteca della Duchessa Anna Amalia (Herzogin Anna Amalia Bibliothek). Nello stesso archivio trovano posto anche le edizioni di Jugend e Der Wahre Jacob.

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