Tipografia Reali.
A Milano la “carta campa”

“Carta campa” è il motto della Tipografia Reali , un tradizionale officina artigiana in via Tirso a Milano. E non c’è frase più azzeccata per una realtà che esiste (e resiste) dal 1912 e che con sacrificio e intraprendenza ha superato numerosi momenti di recessione nel corso di un secolo e ben due guerre mondiali.

Nonostante quello in cui ci troviamo non sia il periodo più florido per un’attività tipografica, bisogna tener a mente che la tenacia passa necessariamente attraverso l’innovazione e il saper reinterpretare la nostra tradizione e la nostra cultura senza abbandonarle. Fortunatamente ci sono realtà, sparse qua e là in tutta Italia, che riescono a incarnare questa trasformazione fondendo il vecchio e il nuovo, e rinunciando al ruolo di mero spettatore di fronte al cambiamento. Anonima Impressori a Bologna e la Tipografia Reali a Milano sono due esempi.

Così a Milano, proprio da oggi 30 gennaio 2015 alle ore 18.30, la Tipografia Reali aprirà al pubblico, affiancando alla normale attività di stampa offset anche quella di area coworking, dando la possibilità a chi lo desidera di usare le macchine da stampa, di conoscere, condividere e fare pratica con le tecniche tipografiche. La struttura ospiterà inoltre un piccolo bookshop dove trovare pubblicazioni di grafica, illustrazione, fotografia e di editoria indipendente e un’area riservata all’organizzazione di workshop, mostre e incontri finalizzati alla diffusione dell’autoproduzione.
Il primo corso, che partirà oggi stesso, è “Is everything Printable?” e sarà dedicato alla stampa su carta e tessuto tramite inchiostratura a rilievo.

La Tipografia Reali entra a pieno diritto nella nostra categoria Playgrounds, poiché spazio elevato a luogo di incontro, dove artigiano e cliente possono trovarsi a progettare fianco a fianco e dove il modello lavorativo si fonda sulla condivisione del sapere.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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