Liu Tao. “A child living in an adult body”

Fu Henri Cartier-Bresson ad avere l’idea di scattare le fotografie nel “momento ideale”, influenzato da un forte interesse per l’arte tradizionale al punto di voler diventare pittore; tale influenza emerge nell’abilità di combinare tecnica e tempismo, doti che, ne abbiamo parlato più volte, possedeva senza dubbio la tata-fotografa Vivian Meier, protagonista della storia da film, che la vede ora tra i grandi esponenti della street-photography.

Le foto di strada, anche se grezze e fuori fuoco, sono capaci di mettere in dubbio la fotografia patinata per quella loro peculiarità di saper testimoniare situazioni sfuggenti ad un occhio distratto o superficiale, rappresentando spaccati di vita sociale senza eguali.

Ed è proprio questo aspetto che raccontiamo oggi con queste immagini. Liu Tao ha 32 anni, conosce la città di Hefei, in Cina, come le sue tasche. Dal 2005 si muove tutto il giorno per le vie con la sua moto per effettuare la lettura dei contatori dell’acqua, incaricato da una società locale di servizi idrici. Il lavoro è noioso, faticoso e poco gratificante, finché non decide di portare con se una macchina fotografica, una Fuji X100

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Negli ultimi 3 anni Liu ha catturato momenti intimi e divertenti al tempo stesso: “Mi piace scattare foto per strada e catturare un’immagine di qualcosa che è stato trascurato da altri”, ha detto Liu in una recente intervista al Time rilasciata dopo essere divenuto un fenomeno virale sul social network cinese Weibo.

Liu non ha studiato fotografia ma cita Daidō Moriyama – grande maestro della street photography – come influenza primaria. Il suo lavoro sembra ironizzare sulla frenesia del commercio e l’urbanizzazione e lo fa con il suo talento che non risiede solo nella capacità di essere nel posto giusto al momento giusto, ma nell’avere un occhio attento e capace di catturare scene affascinanti e serendipiche nel trambusto della vita quotidiana.

Adoro scherzare e fantasticare, credo di essere un bambino che vive in un corpo adulto. Questa epoca è assurda, bizzarra e unica al tempo stesso. I desideri materiali diventano la catena che imprigiona ogni persona. Ognuno è come avvolto da enormi palloni. Tutto sembra naturale e banale. Sembra ci sia, sempre più, una mancanza di curiosità. Mi sento fortemente in contrasto con tutto questo.

Si può seguire il lavoro di Liu Tao attraverso Lofter.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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