Art on the Street.
Fotografie di Martha Cooper
 

STRISCIONEstampa senza istituzioni

Domenica 29 marzo alle ore 18.00 aprirà al pubblico nella Pinacoteca di arte contemporanea di Gaeta la mostra della più famosa fotografa internazionale di graffiti e street art, da quasi 40 anni sulla scena: Martha Cooper.
Memorie Urbane, grazie a Davide Rossillo fondatore dello street art festival nonché curatore della mostra, offrirà ai visitatori della manifestazione (iniziata il 7 marzo scorso) un ritorno alle origini attraverso le immagini della donna che ha saputo raccontare meglio di tutti l’esplosione colorata della street art.

Il percorso espositivo si articola in diversi ambienti, dedicati alla fotografia e al video. Nelle tre sale principali sarà possibile ricostruire una sorta di storia della Street Art, partendo dai graffiti delle origini per arrivare alle realtà contemporanee dei festival, che la Cooper non smette di seguire con interesse, come dimostra anche la sua partecipazione a Memorie Urbane 2015.
Protagonista della prima sala è la New York degli anni ’70 e ’80 con le sue spinte underground e vitali, l’illegalità, la musica e la popolazione adolescente.
La seconda sala affronta invece la questione legata all’affermarsi dei primi writers definiti e riconosciuti come tali: Dondi,  Futura, Lee, Seen e alla comparsa di uno degli artisti considerati a tutti effetti il principale rappresentante del “graffitismo americano”: Keith Haring. Colto dalla macchina fotografica della Cooper nei sui esordi, viene documentato il suo lavoro murale ma anche il primo ingresso dei suoi graffiti nelle gallerie d’arte.
La terza sala è dedicata invece all’attualità, con la consacrazione della Street Art a livello internazionale, l’uscita dall’illegalità e lo sdoganamento del lavoro murale come intervento sulla città. Si assiste alla nascita e alla proliferazione dei festival in tutto il mondo, che consentono agli artisti di esprimersi relazionandosi in maniera costruttiva con le realtà urbana, e alla crescita di alcuni artisti che, con i loro pezzi sono protagonisti di aste milionarie.
Le immagini di Martha Cooper saranno visibili in numero superiore in una proiezione su grande schermo all’interno della quarta sala, che sarà dedicata ad un approfondimento visuale che appassionerà gli amanti della fotografia di tutte le età. Quasi 40 anni di un racconto che diventa un vero e proprio documento storico da non perdere.

Seth by Martha Coopermomo by martha cooper

Martha Cooper è la fotografa di riferimento della scena artistica underground newyorkese. Nata nel 1943 a Baltimora, dagli anni settanta ha documentato il lavoro e le opere dei protagonisti della street art internazionale.
Figlia del proprietario di un negozio di fotografia di Baltimora, la storia di Martha con la fotografia è iniziata alla fine degli anni ’40, quando il padre le regala la prima macchina fotografica e la porta con lui alla ricerca di immagini.
Nasce come fotografa stagista presso il National Geographic Magazine negli anni ’60 e negli anni ’70 approda come fotografa al New York Post. In quel periodo conosce il King “Dondi” che la introduce nel mondo dei graffiti. Le sue fotografie sono apparse in numerose riviste come National Geographic, Smithsonian e Natural History e in diverse decine di libri. Nel 1984 pubblica Subway Art, che arriva a vendere mezzo milione di copie e si afferma come un libro sacro per gli appassionati, aspiranti artisti e storici dell’arte di tutto il mondo.
Attualmente vive a Manhattan ed è direttore della fotografia del City Lore, il centro di New York della Urban Culture Folk, ed espone le sue fotografie nei musei di tutto il mondo. Martha Cooper, sulle orme dell’insegnamento paterno, è ancora alla ricerca di immagini, ma nel frattempo molte opere dal suo archivio sono citate come testimonianze fondamentali per la conoscenza della nascita della cultura hip-hop e dei graffiti.

InterzniKazki by martha cooperCooperArtTransit001-MCblu by martha cooperbanksy work by martha cooperT235 IM 125-152aCooperShy1000-023

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
“Traité des couleurs servant à la peinture à l’eau”