Jillian Tamaki e la gioia dell’illustrazione

Jillian Tamaki è un’illustratrice e fumettista originaria di Calgary (Alberta, Canada), laureata all’Alberta College of Art and Design. Vive e lavora a Brooklyn (NY).

Jillian illustra professionalmente dal 2003 lavorando su molti versanti, dalle illustrazioni per magazine e quotidiani alle copertine di libri, fino ai minicomics e graphic novel. Insieme alla cugina Mariko Tamaki, Jillian è la co-creatrice dei graphic novel SKIM, This One Summer e SuperMutant Magic Academy.

“Le migliori illustrazioni sono sempre il risultato delle collaborazioni con quei direttori artistici che non hanno paura di affrontare dei rischi. La richiesta di esecuzione di idee concepite da altri, a volte, può farti sentire come un “bracciante”. La scelta è responsabilità dell’art director che può semplicemente dirti “elabora questo concept con il tuo stile”, ma la gioia dell’illustrazione è frutto della collaborazione e dell’auto-espressione. Di solito l’illustrazione finale evidenzia questa gioia (o la sua mancanza). Questo, perlomeno, nella mia esperienza”.

I concetti sono idee. Alcune idee sono buone. Alcune sono cattive. Alcune sono offensive o insensibili. Alcune di loro sono provate e vere (ma forse noiose). Alcune sono intelligenti e fanno ridere. Alcune si basano su cose intangibili come “atmosfera” e “commozione”. Alcune vivono e muoiono quando il lavoro è finito.

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“Un progetto per avere successo è necessario comunichi la vostra idea allo spettatore. Lo spettatore deve sentirsi affascinato, incuriosito, empatico, respinto, provocato. Dovrebbe essere toccato abbastanza da voler tagliare via l’illustrazione dalla rivista. Come scegliere la connessione con gli spettatori spetta a voi. Non c’è giusto o sbagliato, solo successo e insuccesso. Nell’illustrazione c’è spazio per una visione personale e la passione (in effetti, l’illustrazione di solito fa schifo quando sono assenti), ma non possiamo dimenticare “lo spettatore” e il nostro ruolo di comunicatore”.

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Manifesto per Elcaf 2015 – East London Comics and Arts Fest
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“Nature Walk” per The New York Times
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“The A List” per House of Anansi. Copertine per classici della letteratura canadese
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“The A List” per House of Anansi. Copertine per classici della letteratura canadese
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“The A List” per House of Anansi. Copertine per classici della letteratura canadese
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“The A List” per House of Anansi. Copertine per classici della letteratura canadese
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“The A List” per House of Anansi. Copertine per classici della letteratura canadese
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“15 Uses for Newsprint” per: Pencil Factory (self promotion)
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“Croquet Ball” per: Penfield Children’s Center
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“Babysitters” per: The New York Times Magazine
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“Sex in the Digital Age” per: The Walrus
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“Summer of the Flesh Eater” per The Walrus
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“Les Misérables” per Penguin USA
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“Les Misérables” per Penguin USA
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“Les Misérables” per Penguin USA

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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