Kerning Conference

La conferenza internazionale sulla tipografia a Faenza

kerning_cover

Kerning, alla sua terza edizione, è la prima conferenza internazionale sulla tipografia che si tiene in Italia, nella bellissima città di Faenza.
Sul palco quest’anno, dal 3 al 5 giugno, si alterneranno otto relatori: Laura Worthington, Bruno Maag, Vitaly Friedman, Indra Kupferschmid, Tobias Frere-Jones, Nicholas Felton, Oliver Reichenstein, Marco Goran Romano. Ognuno di loro, seppure da prospettive differenti e trattando discipline diverse, dal type design al lettering, dall’illustrazione al web design fino all’architettura dell’informazione, affronterà la tematica centrale di tutto l’evento, ovvero il linguaggio tipografico e il carattere.

I workshop previsti nel 2015 sono quattro:

“Spencerian: The Golden Age of Penmanship”, un workshop di 2 giorni in cui Barbara Calzolari ci porterà alla scoperta di quanto sia affascinante la scrittura a mano, ancora di più in un’epoca i cui siamo ormai abituati a battere i nostri testi su una tastiera, che sia di un computer, di un tablet o di un cellulare.

“Responsive Design: Clever Tips, Tricks And Techniques”, 1 giorno intensivo tenuto da Vitaly Friedman, editor-in-chief del famoso Smashing Magazine che ci presenterà esempi e soluzioni pratiche che possano trovare applicazione all’interno di progetti di Responsive Web Design.

“The Artist’s Book”, di Enrico Versari e Alberto Zannoni, ci porterà invece costruire nell’arco di 2 giorni il nostro libro d’artista. Partendo dagli schizzi iniziali fino alla composizione, arriveremo a stampare il nostro progetto all’interno de La Vecchia Stamperia, tipografia storica di Faenza, e sotto la guida esperta di Damiano Bandini per poi passare alla fase di legatura.

“The New Aesthetic of Data Narrative” vedrà infine due guru dell’infografica come Nicholas Felton e Francesco Franchi guidarci passo passo in una due giorni che avrà lo scopo di aiutarci ad affrontare temi ed elementi complessi per tradurli in una forma visiva e comunicativa che sia al tempo stesso efficace e riconoscibile.

Per informazioni più approfondite rimandiamo al sito della conferenza.

14481001873_a0476fe517_b
© Kerning
14460903525_a595a35d5d_b
© Kerning
14459619494_64dbc19c8b_z
© Kerning
14457465251_56b2f559f1_b
© Kerning
14457403801_a46de8913a_b
© Kerning

 

Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Memorie Urbane #5.
INO, DOA e CASE