La tecno-poesia di Daan Roosegaarde

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Artista, innovatore, visionario, un “hacker dell’ambiente”. Si tratta di Daan Roosegaarde, olandese classe 1979, conosciuto a livello internazionale per la creazione di progetti di design sociale che esplorano la relazione tra persone, tecnologia e spazio. Lo Studio Roosegaarde con il suo team di progettisti e ingegneri ha sede in Olanda e Shanghai ed è un laboratorio di progettazione sociale.
Dalla moda all’architettura, i progetti interattivi di Daan, come Smart Highway e il più recente Waterlight, diventano ambienti ad alta tecnologia nei quali lo spettatore e lo spazio si fondono in un tutt’uno.

In una recente intervista al magazine Good, Roosegaarde racconta come tutto ha avuto inizio:

Ho sempre avuto il desiderio di progettare, a cominciare dalle capanne sugli alberi. Quando avevo 16 anni ho visitato un intero museo per la prima volta. Ho visto questi giganteschi modelli di legno scuro di piazze, palazzi e torri. Era il lavoro di Arata Isozaki, un famoso architetto giapponese. In quel momento mi resi conto che quello che stavo facendo già da bambino, ovvero costruire cose ed “esplorare”, era in realtà una professione. Nessuno me lo aveva detto prima.

Abbiamo un detto nello studio in questo momento. Facciamo le cose MAYA: Most Advanced, Yet Acceptable (Più avanzato, ma ancora accettabile). Siamo sempre alla ricerca del limes, del margine che separa ciò che è da ciò che non è possibile, a rigor di logica. Questo perché si vuole parlare del futuro, ma se si va troppo lontano, le persone si perdono. E poi bisogna essere un “hippie con un business plan”. Credi nei tuoi sogni e allo stesso tempo crea un ambiente dove è possibile realizzarli. Ci saranno sempre persone che ti diranno che non è possibile. Ma ci sono tante cose belle e tante stronzate, e ognuno di noi dovrebbe rendersene conto.

SMART HIGHWAY
Sono strade interattive e sostenibili ideate dal designer Daan Roosegaarde e costruite dalla società Heijmans Infrastructure. L’obiettivo è quello di rendere le strade intelligenti utilizzando la luce, l’energia e la segnaletica stradale e farle interagire con la situazione del traffico.

Van Gogh Path (Nuenen, Olanda)
La pista ciclabile di Van Gogh, la più recente delle Smart Highways, è ispirata al famoso dipinto dell’omonimo pittore Notte stellata ed è fatta da migliaia di pietre incandescenti. Il percorso si ricarica con la luce durante il giorno e si illumina di notte. In questo caso, l’innovazione si combina con il patrimonio culturale della città di Nuenten, luogo dove Van Gogh visse dal 1883 al 1885. L’illuminazione non interferisce con la natura circostante e in alcuni punti del percorso sono posizionati dei LED che garantiscono luce supplementare nel caso in cui l’energia solare non abbia ricaricato sufficientemente le pietre durante il giorno.

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Glowing Lines (Oss, Olanda)
Glowing Lines è il primo dei due progetti che rientrano nelle Smart Highways (l’altro è Van Gogh Path). Le linee segnaletiche utilizzate lungo la strada N329, nei pressi di Oss, durante il giorno si ricaricano con la luce del sole e di notte illuminano la strada per otto ore, facilitando così la guida notturna per gli automobilisti.

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WATERLIGHT (Westervoort, Olanda)
È l’ultima installazione di Daan Roosegaarde, che dal 25 febbraio fino al 1 marzo scorso è stata presentata in anteprima mondiale a Westervoort, ma verrà portata in tutta l’Olanda nei prossimi anni.
L’opera è composta di linee ondulate di luce che attraversano una superficie di oltre 4 ettari. Camminando nella diga le linee di luce sono percepite come acqua alta e, una volta nel canale di inondazione, ci si ritroverà in un mondo sommerso. Lo scopo è quello di sensibilizzare le persone a capire come sarebbe ridotta l’Olanda senza le sue dighe e ad apprezzare il lavoro che viene fatto ogni anno per evitare alluvioni e disastri ambientali.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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