“L’amore non ha etichette”. Diversità e inclusione, la campagna di Ad Council

Prima di tutto, siamo tutti esseri umani.
È il momento di abbracciare la diversità.
Mettiamo da parte le etichette in nome dell’amore.

In occasione del 50° anniversario della marcia di Selma (7 marzo 1965), l’AD Councill’organizzazione non-profit statunitense che ha come scopo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti questioni sociali attraverso articolati programmi di comunicazione, con il supporto di un gruppo di marchi storici senza precedenti, ha lanciato una nuova serie di annunci di servizio pubblico con il nome “love has no labels”. La prima campagna è stata progettata per favorire la comprensione e l’accettazione di tutte le comunità senza distinzione di razza, religione, sesso, orientamento sessuale, età e capacità, per incoraggiare il pubblico a esaminare e sfidare il proprio pregiudizio implicito.

Mentre la stragrande maggioranza degli americani si considera senza pregiudizi, molti di noi senza volerlo tendono ad avere giudizi su persone sulla base di ciò che vediamo, che si tratti di razza, età, sesso, religione, sessualità o disabilità. Questo può essere un motivo significativo di discriminazione per molte persone. Il pregiudizio del subconscio ha profonde implicazioni sulla percezione degli altri e sula nostra interazione con i diversi da noi. Si può ostacolare la capacità di una persona di trovare un lavoro, ottenere un prestito, affittare un appartamento o di ottenere un processo equo, perpetuando così le disparità nella società. La campagna “love has no labels” (“L’amore non ha etichette”) ci sfida ad aprire gli occhi sulla nostra parzialità e sui nostri pregiudizi e lavorare per eliminarli iniziando da noi stessi, i nostri amici, le nostre famiglie e i nostri colleghi. Ripensa alla tua parzialità visita il sito lovehasnolabels.com

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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