Slow Wood, il panino componibile
di Studio Fludd

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Studio Fludd, collettivo che opera nel campo delle arti visive e del design, prende il nome dal medico e alchimista inglese Robert Fludd e come quest’ultimo ha fatto della sperimentazione il proprio cavallo di battaglia. Tra i numerosi progetti realizzati dallo studio vi segnaliamo Slow Wood, un panino componibile in legno con il quale sbizzarrirsi: gioco perfetto per trasmettere l’amore per il cibo a tutti i bambini (anche a quelli molto cresciuti!).
Il prototipo di Slow Wood è stato costruito nel 2011 e dopo aver fatto un lungo viaggio di successo tra laboratori e mostre, Studio Fludd ha deciso pochi giorni fa di lanciare una campagna di crowdfunding su Indiegogo per trovare i fondi e metterlo finalmente in produzione.

Come ogni esperimento di alchimia che si rispetti non prevede combinazioni giuste o sbagliate; i più piccoli avranno quindi la libertà di mescolare tra loro gli ingredienti per costruire il loro panino preferito, seppure surreale e a volte un po’ improbabile. E perché no, potranno uscir fuori abbinamenti piuttosto strani come cioccolato e pesce, salsiccia e  mela, pizza e perfino un osso. In ogni caso, qualunque siano le combinazioni scelte, sarà di sicuro un modo divertente e amato dai più piccoli per interagire con il mondo del cibo.
Oltre ad essere stimolante, Slow Wood è realizzato con materiali di qualità e dipinto con colori atossici a base d’acqua; gli elementi sono curati nel disegno, nel gusto cromatico e nella rifinitura dei dettagli. Inoltre ogni pezzo è prodotto in modo artigianale e dipinto a mano.

Se la fattura di pregio e la creatività sono già due buoni motivi per prenotare il vostro Slow Wood, ne aggiungiamo un altro, ovvero il lodevole sostegno del progetto “10.000 orti in Africa” della Fondazione Slow Food per la Biodiversità. Per ogni esemplare di panino che vorrete acquistare infatti Studio Fludd donerà 3 euro alle attività di Slow Food in Africa.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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