“Who the fuck is Alberto Becherini” al Cinema Caffé Lanteri

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Dopo circa un anno al Cinema Caffè Lanteri di Pisa torna Rumorama, progetto espositivo che nel 2014 ha messo insieme tredici illustratori e le loro rispettive tavole per creare una compilation musicale illustrata (contenute anche in un libro).
Uno dei tredici artisti era proprio Alberto Becherini protagonista della personale Who the fuck is Alberto Becherini, che Rumorama inaugurerà il 3 aprile prossimo al Cinema Caffè Lanteri e che potrà essere visitata fino al 30 aprile.
L’inaugurazione della mostra è prevista per le 19.30 durante la quale sarà presente l’autore.

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Alberto Becherini
Alberto Becherini, classe 1985, è un illustratore toscano. Appassionato da sempre di musica punk e con un passato da operaio, senza neanche accorgersene passa dai turni in fabbrica alle nottate con la matita in mano. Da ormai quasi sei anni collabora attivamente con band di fama internazionale e mantiene radicata la sua attività di illustratore anche all’interno del panorama underground italiano. Lavora con alcuni dei più promettenti skateboard brands, marche di abbigliamento e agenzie di marketing. Il suo è un mix di disegno digitale ed a mano libera, lo stile è influenzato dall‘immaginario tipico del background musicale al quale è appassionato: i cartoni animati e le pubblicità vintage, la pop art e i vecchi poster di concerti. Predilige soggetti che abbiano a che fare con la tradizione americana, soffocata da un sarcasmo nero pece che è un po’ il suo marchio di fabbrica; eppure il suo stile versatile lo rende adatto ad ogni tipo di commissione. Il materiale presentato alla mostra consiste in una selezione di 20 lavori realizzati su commissione e poster ristampati su carta telata ( formato 50×70 ) ed incorniciati.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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