Memorie Urbane #5.
INO, DOA e CASE

Una nuova carrellata di muri sulle tracce di Memorie Urbane: quelli di INO a Fondi e Gaeta, quelli di DOA e CASE con la MACLAIM CREW a Valmontone.

INO (GRECIA)
Artista muralista greco, racconta le contraddizioni della società contemporanea con un linguaggio figurativo carico di tensione e inquietudine.
I toni chiari e scuri si alternano senza mediazioni, lasciando una scia di ombre che definiscono e danno profondità ai contorni. Rari colori generano sempre contrasti, evidenziando l’intento dell’artista di costruire provocazioni con un linguaggio tra il post-surrealismo classicheggiante e una onirica metafisica dark. Per la prima volta in Italia, ospite di Memorie Urbane.

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INO, Fondi © Arianna Barone
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INO, Fondi © Arianna Barone
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INO, Fondi © Flavia Fiengo
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INO, Fondi © Flavia Fiengo
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INO, Fondi © Flavia Fiengo
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INO, Gaeta © Flavia Fiengo
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INO, Gaeta © Flavia Fiengo

DOA (Spagna)
Doa nasce in Galizia nel 1986 e si forma prima come fotografa presso l’EASD Pablo Picasso a La Coruῆa e poi come artista in senso più tradizionale.
Poliedrica e multidisciplinare, utilizza le tecniche più disparate: disegno, incisione, pittura murale, installazioni, lavorando in alcuni casi in collaborazione con artisti a lei affini, come Liqen, in Messico o Pablo S. Herrero, con cui ha realizzato un suggestivo murale a Salamanca. La sua riflessione artistica è concentrata sui concetti di spazio, natura, silenzio e sulla dicotomia tra pieno e vuoto, tra fine e rinascita.
In questo post le foto del muro realizzato a Valmontone, nei prossimi post vi aggiorneremo su quelli che sta realizzando a Terracina e Gaeta.

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DOA, Valmontone © Dante Corsetti
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DOA, Valmontone © Dante Corsetti
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DOA, Valmontone © Dante Corsetti
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DOA, Valmontone © Dante Corsetti
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DOA, Valmontone © Dante Corsetti

CASE/MACLAIM CREW (Germania)
Le mani più famose della street art portano il nome di Andreas von Chrzanowski, aka CASE e della MACLAIM CREW da lui fondata nel 2000, per portare un genere di immagine “fotorealistica” in strada.
Come un sole riflesso nell’acquaragia, i colori di CASE si specchiano nell’aria cangianti e sfumati, senza essere intrappolati nei contorni definiti di un realismo che lascia stupefatti, ma volanti. Messaggi di volta in volta veicolati dal gesto, le movenze, le pieghe della mano o da volti e corpi che si impongono nello spazio. Protagonista della scena tedesca, l’artista ha realizzato muri in diverse città del mondo. Per la prima volta arriva in Italia, ospite di Memorie Urbane.

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CASE MACLAIM, Valmontone © Dante Corsetti
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CASE MACLAIM, Valmontone © Dante Corsetti
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CASE MACLAIM, Valmontone © Dante Corsetti
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CASE MACLAIM, Valmontone © Dante Corsetti

 

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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