I Robots giocattolo OFFBITS e l’arte del riciclo

Gli OFFBITS sono stati esiliati dal loro pianeta natale Planet Bot dopo aver messo in crisi la catena di montaggio che rigidamente avrebbero dovuto rispettare, esprimendo la loro creatività e originalità ognuno con la sua peculiare personalità. Avendo causato così un misterioso guasto e generato gravi bug nell’algoritmo del noioso pianeta, BigBot, il sovrano temibile di Planet Bot ha smontato gli OFFBITS e li ha spediti nello spazio per farli risucchiare da qualche buco nero…che però si è rivelato essere un portale di accesso che li ha catapultati sulla Terra pronti per essere nuovamente rimontati con fantasia…”

Gli OFFBITS sono robot fai-da-te realizzati con componenti riciclati, pezzi abbandonati e considerati di rifiuto, che grazie a questo progetto tornano a nuova, colorata vita. Ci sono quattro differenti personaggi OFFBITS ognuno con una differente personalità: ArtBit, BabaBit, CareBit and InfoBit.

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OFFBITS

In ogni confezioni troverete un gruppo di molle, bulloni, dadi e altri piccoli oggetti dipinti a mano, un libretto di istruzioni di montaggio dell’OFFBIT che avete scelto e dei suggerimenti su come farsi trasportare dall’ispirazione e dalla creatività.
La costruzione degli OFFBITS infatti non è costretta ad una interpretazione univoca, ma permetterà anche a voi di uscire dalla ottusa catena di montaggio e dare spazio alla fantasia creando personaggi sempre diversi e in continua evoluzione. Una volta che avrai in mano la confezione base potrai così aggiungere nuovi pezzi della linea OFFBITS, ma anche quelli trovati a casa, nella vostra cassetta degli attrezzi o in una ferramenta qualsiasi: ognuno di questi potrà diventare una nuova gamba, una testa diversa, un cappello, un’antenna o qualsiasi altro gadget del vostro personaggio.

Grazie ai 332 pre-acquirenti e ai circa 21.000 dollari racimolati su Kickstarter, potranno essere prodotte le prime mille unità di OFFBITS.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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