Le bambole Avakai.
Compagne di gioco

Dopo più di un anno di progettazione, Justyna e Matas hanno finalmente portato a termine le bambole Avakai colmando il divario tra i giocattoli tradizionali e i dispositivi mobili. Avakai sono compagne di gioco che incoraggiano la comunicazione emotiva tra i bambini e grazie ai loro “superpoteri” stimolano attività sempre più fantasiose. Grazie alla tecnologia Bluetooth infatti le bambole comunicano tra di loro percependo la vicinanza, il tatto e il movimento e rispondendo a questi stimoli con suoni, luci colorate e feedback tattili.

Acquistando due Avakai si genera un collegamento automatico tra di loro. Si possono inviare messaggi, sensazioni e percepire la presenza l’una dell’altra senza bisogno di batterie, installazione o applicazione.
Se invece si dovesse acquistare soltanto una Avakai, la si potrà utilizzare collegandola ad un dispositivo mobile sul quale sarà stata installata l’applicazione gratuita Avakai. In qualsiasi momento il collegamento potrà essere effettuato con un’altra Avakai e viceversa.

Su brevi distanze le bambole sono collegate tramite Bluetooth, ma possono comunicare anche a lunga distanza tramite l’applicazione mobile (oltre i 50 metri).
La loro batteria inoltre può essere facilmente ricaricata attraverso i standard cavi USB utilizzati per gli smartphone.

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I Superpoteri
Il primo dei tre superpoteri è la possibilità di comunicare attraverso la musica. Ad ogni delicato tocco sulla testa dell’Avakai verrà emesso un suono che verrà trasmesso all’altra bambola in collegamento e che quindi verrà percepito anche dal bambino o dalla bambina che lo ha con sé. Così potranno nascere infiniti modi di comunicare attraverso melodie o addirittura inventare la propria lingua musicale per mandare messaggi.

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Accarezzando invece il capo dell’Avakai si potrà scegliere un colore rappresentante il proprio umore per condividere i propri sentimenti con gli amici o le amiche e, tenendo la bambola con le mani su entrambi i lati, si potrà perfino inviare un abbraccio virtuale.

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Infine le bambole Avakai comunicano tra di loro anche attraverso la vicinanza; più si avvicinano tra di loro e più i colori, i suoni e il feedback tattile diventano forti. Un metodo molto innovativo che rinnova giochi come nascondino o caccia al tesoro e incoraggia la sperimentazione ad inventarne di nuovi.

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Avakai è stata sviluppata per bambini tra i 5 e i 9 anni, ma dai primi riscontri sembra essere adatta a grandi e piccini. Per sostenere la produzione di Avakai potete partecipare al crowdfunding su Kickstarter prenotando le bambole per i vostri figli…ma anche per voi!

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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