“Sasiedzi”. L’isolamento moderno secondo Isaac Cordal

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Lodz, Polonia. Giugno 2015.

“Sasiedzi” significa “vicini” in polacco. È anche il nome dell’installazione realizzata a Lodz, in Polonia, in occasione del Lods 4 Culture Festival 2015, dall’artista spagnolo Isaac Cordal (1974) che continua a indagare la metamorfosi del rapporto tra cittadini e spazio urbano.

L’opera rappresenta una riflessione intorno al nostro rapporto con l’esterno in relazione all’uso delle nuove tecnologie. Mai prima d’ora siamo stati così collegati uno all’altro ma allo stesso tempo non siamo mai stati così isolati.

Molti anni fa ho immaginato una festa piena di gente, dove nessuno comunicava con gli altri. C’era calore dovuto alla presenza di corpi, ma non c’era alcuna comunicazione. C’era un rumore di conversazioni sovrapposte, ma le conversazioni non erano tra i presenti. Erano tutti intenti a comunicare con qualcuno nel mondo esterno attraverso i loro telefoni cellulari.

Con il semplice atto della miniaturizzazione e del posizionamento riflessivo, Isaac Cordal stimola magicamente l’immaginazione dei pedoni che incontrano le sue sculture sulla loro strada.
L’opera d’arte si propone di attirare l’attenzione sul nostro svalutato rapporto con la natura attraverso uno sguardo critico sugli effetti collaterali della nostra evoluzione. Con il tocco da maestro di un regista teatrale, l’artista colloca le miniature in posizioni che rapidamente aprono le porte verso altri mondi.
Uomini e donne sono sospesi e isolati in un movimento o posa che possono assumere molteplici significati,  frammenti in cui la natura, ancora presente, mantiene incoraggianti sintomi di sopravvivenza.

Il nostro sguardo è fortemente focalizzato sulle cose belle e di larga scala, na nelle città possiamo trovare molte zone che hanno il potenziale per essere “belle”, o che erano davvero belle in passato e sono ormai trascurate. Trovo molto interessante andare alla ricerca di quei luoghi e realizzare interventi su piccola scala che possano indurre a un modo diverso di guardare rispetto al nostro comportamento come massa sociale.

La precarietà di queste statuette anonime, spesso vicine alla suola dei passanti, rappresenta i resti nomadi di una costruzione imperfetta della nostra società. Queste piccole sculture contemplano la demolizione e la ricostruzione di tutto ciò che ci circonda. Catturano l’attenzione dell’assurdità della nostra esistenza.
Isaac Cordal è comprensivo verso i suoi piccoli abitanti e permette di entrare in empatia con le loro situazioni, il loro tempo libero, la loro attesa per gli autobus e anche i loro momenti più tragici come la morte accidentale, il suicidio o i funerali di famiglia. Le sculture possono trovare posto sulle grondaie, sui tetti degli edifici, in cima alle pensiline e ancora in molti luoghi insoliti e improbabili.

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Lodz 4 Culture Festival è un evento annuale, artistico e sociale, che fa riferimento alla storia fondante di Lodz: città costruita da tedeschi, ebrei, russi e polacchi in rapida crescita nell’Europa della fine del XIX secolo. La causa di questo successo furono essenzialmente le persone, sempre pronte ad assimilare le successive ondate di immigrati, con la voglia e la capacità di risolvere i problemi, nonostante tutte le differenze di nazionalità e religione. La città di Lodz veniva chiamata European New York.

Lodz 4 Culture Festival è una continuazione del festival creato da Witold Knychalski nel 2002 con l’idea portante di promuovere un atteggiamento basato sull’apertura alle diverse culture.

Il festival ha anche lo scopo di rivitalizzare il trascurato centro storico della città attraverso l’arte. La maggior parte degli eventi del festival, si svolgono nello spazio pubblico: sui palchi situati nei cortili, per le strade, nelle piazze, nei parchi e nei giardini dei palazzi, creando un’atmosfera speciale e svelandone la bellezza dimenticata.
Il festival è una celebrazione della città che presenta importanti eventi artistici provenienti dai diversi campi dell’arte, dalla musica al teatro, dal cinema alle belle arti. Tutti gli eventi del Lodz 4 Culture Festival sono gratuiti.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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