“Horizon”.
Limite al mondo conosciuto

Horizon è un progetto del motion designer e video artista siciliano Gianluca Scuderi con la collaborazione di Cristiano Pezzati, ospitato per sei mesi, in una video-project room dedicata, nel contesto degli eventi programmati per il compleanno del Farm Cultural Park a Favara.

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“Wide horizons lead the soul to broad ideas; circumscribed horizons engender narrow ideas” ― Victor Hugo, Ninety-Three

Orizzonte come limite al mondo conosciuto, punto di non ritorno in cui termina il sapere ed inizia un territorio sconosciuto.

L’orizzonte con i secoli abbandona quell’aura misteriosa di “luogo” oltre il quale scorgersi provocava la morte, ora questo si carica di accezioni positive che, grazie al sapere, rendono quel confine (tra cielo e terra), una visione propizia verso un futuro in arrivo. Grazie al “circolo massimo” che ininterrottamente ci abbraccia, noi abbiamo un traguardo, un luogo immaginifico da superare costantemente. Come una sfida imperitura, la linea d’orizzonte è sempre pronta a ricordarci i nostri limiti, a spingerci in ogni impresa come un aggregatore di possibilità. Tutto dipende dal punto di vista, nel modo con cui noi ci poniamo di fronte a questa immensa linea. Orizzonte come punto d’arrivo, orizzonte come punto da cui partire.

Horizon è una rivisitazione del concetto di orizzonte attraverso una carrellata fotografica di 1500 immagini panoramiche, un video pensato come un tracciato infinito che avvolge la Sicilia in un percorso fotografico a tutta velocità, lasciando percepire all’occhio dello spettatore un unico, infinito orizzonte.

In Horizon si fondono due concetti di orizzonte: a quello reale che mostra una visione tangibile e limitata della realtà, si sovrappone un orizzonte fantastico, fonte di innovazione, di scoperta e di superamento dei limiti.

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Concept: Gianluca Scuderi
Illustrazione: Cristiano Pezzati
Animazione: Gianluca Scuderi
Colonna sonora: Marcus Fischer
Sound Design: Gianluca Scuderi
Immagini: flickr.com
mosaicoon.com

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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