“Tape art”.
Il nastro adesivo è un’opera d’arte

Aakash Nihalani
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Martin Creed

Il nastro adesivo è una delle più giovani invenzioni nell’ambito della cancelleria che trova spazio sulla scrivania o in qualche cassetto. Proviene dagli Stati Uniti, è stato inventato dall’azienda 3M, la stessa del “post-it“. L’idea di Richard Drew, ricercatore della 3M, risale al 1925 ma il prodotto fu commercializzato solo nel 1930, durante la Grande Depressione, quando le persone avevano pochi soldi in tasca e cercavano di aggiustare gli oggetti piuttosto che buttarli. Pochi anni più tardi venne utilizzato durante la guerra per sigillare le finestre e minimizzare i danni delle bombe.

Il nastro adesivo era fatto con colla da falegname e glicerina. Sembra però che la 3M, per risparmiare, usasse poca colla e che perciò qualcuno la accusò di essere “scozzese” (in riferimento alla stereotipata tirchieria degli scozzesi), da qui l’origine del nome “scotch”. (Wikipedia)

L’uso che se ne fa oggi è decisamente più positivo: dalla cancelleria, come detto, al packaging. Ma il suo uso, complice la versatile applicabilità e l’infinita gamma di colori, pattern, materiali e formati, ha varcato le porte dell’arte dando vita a una vera e propria corrente: la Tape art. Nella galleria che segue una piccola selezione degli autori più interessanti.

Omar Sosa

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Omar Sosa
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Omar Sosa
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Omar Sosa
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Omar Sosa
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Omar Sosa

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Tammi Campbell

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Tammi Campbell
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Tammi Campbell
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Tammi Campbell
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Tammi Campbell

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Kees Goudzwaard

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Kees Goudzwaard
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Kees Goudzwaard

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Max Zorn

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Max Zorn
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Max Zorn
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Max Zorn

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Aakash Nihalani

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Aakash Nihalani

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Buff Diss

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Buff Diss
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Buff Diss

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


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