Stephen “ESPO” Powers.
Una lettera d’amore per la città

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L’artista americano Stephen “ESPO” Powers (1968) è noto per la creazione di murales tipografici, colorati, giocosi e spesso struggenti che trovano posto tra l’arte di strada e l’attivismo di comunità. Per oltre un decennio Powers ha lavorato con le comunità locali per dipingere le pareti e i tetti di tutto il mondo, da Brooklyn a Dublino, da San Paolo alla sua Philadelphia.

Questa estate l’artista con base a Manhattan, ha lavorato per le strade di New York al progetto “ICY SIGNS”, una segnaletica temporanea commissionata dal Dipartimento dei Trasporti per  “Summer Streets”, una celebrazione annuale che fornisce spazio per una sana ricreazione e incoraggia i newyorkesi ad usare forme di trasporto più sostenibili.

Per l’occasione Powers ha dipinto a mano 30 diversi segnali posizionati lungo quasi sette miglia, da Park Avenue a Central Park, dalla 72nd Street al Ponte di Brooklyn.

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I segnali raffigurano la sintesi di idee, simboli e messaggi emotivi: un cuscino con scritto “finalmente a casa” rappresenta un sentimento nel quale tutti i newyorkesi (e non solo) possono riconoscersi dopo una lunga giornata in giro per la città. Il cartello che raffigura un faro con scritto ‘You”, con la sua luce puntata su ‘Me’, è di grande significato per tutti coloro che hanno bisogno di qualcuno. Gli “ICY SIGNS” sono destinati ad essere letti, far riflettere, essere compresi o liquidati come stravaganti. Powers ricorda a chi incontrerà sulla propria strada questi segnali che l’arte ci induce a cercare una “via”, i segnali ci mostrano la strada e lì dove queste due strade si incontrano “ICY SIGNS” raggiunge il suo obiettivo.

Tutti i cartelli sono stati prodotti (e possono essere acquistati) presso il DOT (Department Of Transportation) a Maspeth (Queens) e installati, come potete vedere dalle foto, dallo stesso Powers e dai tecnici del DOT. 

Could be Brooklyn, could be home cooking, could be a speeding dollar van, could be a sleeping policeman, could be a latte, could be a schmatte, could be the the B103, could be the gingko trees, could be Atlantic, could be Pacific, could be general, could be specific. It could be what should be, it could be what would be, it could be could be could be could be.

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Stephen ESPO Powers (a destra) mentre installa i segnali con gli addetti del DOT

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Nella recente monografia dedicata al lavoro di Stephen Powers, A Love Letter to the City (Una lettera d’amore alla città), Peter Eleey, curatore della PS1 del MoMA, scrive: “i murales di Powers umanizzano l’anonimato del paesaggio urbano”. Per ognuno dei suoi murales e insegne dipinte, Powers lavora a stretto contatto con gli abitanti e le organizzazioni in modo che la sua opera possa riflettere lo stile e l’atteggiamento della comunità circostante.

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The Art of Sign Painting with Steve Powers

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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