Pescheria con Cottura, “In Fish We Trust”

Quasi con lo stesso riguardo con cui si entra in una chiesa o in un museo, varcando la soglia del locale Pescheria con Cottura a Lecce non si fatica a capire di essere entrati proprio in un tempio del pesce (e non solo) – non a caso “In Fish We Trust” è il motto del ristorante – di cui il banco del pescato è sicuramente il cuore sacro.
La formula che caratterizza la pescheria è originale: si sceglie il pesce direttamente al banco, si richiede la tipologia di cottura desiderata, si aspetta di essere chiamati a ritirare il proprio piatto pronto, come recita anche il claim “lo vedi, lo scegli, lo gusti”, si è avvolti da una cura del dettaglio che fa trapelare un’attenta ricerca non solo della materia prima del pesce ma anche di quella artistica, artigianale e grafica.

Il locale infatti, sviluppato su 200 mq, è ricoperto con volte a botte in pietra leccese, mentre retrostanti la zona del banco del pesce spiccano le classiche piastrelle bianche diamantate e a terra il cemento battuto è intervallato da “tappeti” realizzati con un patchwork di cementine colorate. I vassoi a disposizione della clientela sono opera di uno stagnino (antico mestiere in via di estinzione) di Specchia, piccolo borgo dell’entroterra salentino, e tutti gli accessori come tovagliette, porta posate, sacchetti del pane o altro sono brandizzati. Ad arricchire l’ambiente già ricercato e accogliente, campeggiano le opere di Stefano Pilato, artista livornese che lavora con materiali di recupero restituiti dal mare, e di Massimo Maci, glass designer salentino.

I proprietari di Pescheria con Cottura sono Marco Cimmino e Fabio Ingrosso, mentre a coordinare la cucina c’è lo chef Alberto Putti. Un locale che vale la pena inserire tra i nostri Playgrounds.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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