L’alfabeto illustrato di Valérie Hugo

Un’opera deve essere in grado di adattarsi a colui che la riceve. Vive la sua vita cercando di somigliare tanto al suo creatore quanto al suo destinatario.
Questo alfabeto realizzato da Valérie Hugo permette a ciascuno di scrivere ciò che preferisce.  Una lettera, una parola o un mantra che egli, in base al luogo che si sceglierà per l’affissione, abiterà per il resto dei suoi giorni e delle sue notti.

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Valérie Hugo
Cresciuta nel quartiere di Les Halles a Parigi, decide già a 7 anni di voler diventare illustratrice.
Dieci anni più tardi, coerentemente alla sua vecchia scelta, si iscrive in una scuola d’arte ma a sedici anni sente il richiamo del deserto e il Sahara le spalanca le porte…è l’inizio di grandi avventure con lo zaino in spalla: Marocco, Senegal, Nepal, Tahilandia, India, Perù, Brasile, ecc…
Si diploma a 22 anni e fin da subito varie agenzie di design le propongono di lavorare per loro come freelance.
Realizza il suo primo murales di 23 metri a Mentreuil e inizia a stringere legami con l’underground musicale della sua città.
A 25 anni vince il premio artistico-umanitario «Ideas that matter».
A 26 anni scopre la serigrafia in un magazzino di Dalston a Londra e decide di donare delle sue grandi bozze serigrafate incollandole lungo la strada.
A 28 anni realizza il suo quinto muro alla stazione di Montparnasse.
A 29 anni crea con alcuni suoi colleghi il collettivo Atelier 29, con il quale organizza esposizioni e concerti in alcuni locali notturni parigini.
È in questa occasione che realizza le sue prime chitarre dipinte.
A 30 anni Valérie dipinge i muri del Citadium Beaubourg e poi anche del Citadium Haussmann.
Dona un murales per salvare lo spazio culturale della Jarry nella cittadina di Vincennes.
Realizza inoltre il suo primo live-painting per Elegangz.
A 31 anni, la Galleria le propone di rappresentarla nel suo art store.
Parallelamente espone a la Maison de l’Architecture di Parigi e anche in alcune gallerie di Berlino e Istanbul.
A 35 anni, oltre a realizzare varie illustrazioni per più commissioni, Valériw realizza anche la sua prima retrospettiva alla Slow Galerie di Parigi.

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Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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