“Parc d’Atencions” a Barcellona

Il progetto per il Centro Diurno per l'infanzia Vall d'Hebron

Ideato da Fundación Small e sviluppato insieme allo studio di architettura Plasencia Arquitectura, il nuovo Centro Diurno per l’infazia dell’Istituto di Oncologia Vall d’Hebron a Barcellona è un luogo dove i più piccoli e i loro familiari vengono accolti e assistiti da un punto di vista medico, personale ed emotivo oltre che per merito dello staff, anche per la cura con cui gli spazi sono stati gestiti e allestiti.

Innanzitutto, invece del freddo e ostile “ospedale”, al nuovo centro è stato dato il nome di “Parc d’Atencions” (parco delle attenzioni, nel senso di prendersi cura) rimandando al gioco di parole dovuto alla somiglianza con il termine catalano “diversió”, che sta per parco divertimenti (termine sicuramente più familiare a bambini e bambine).
L’istituto è stato diviso in tre aree: l’ambiente naturale (la sala d’attesa destinata a tre differenti tipi di pubblico: bambini, adolescenti e genitori), l’universo (la zona della consulenza medica) e il circuito da corsa (le stanze e l’area di cura).
Grazie all’utilizzo di legno e materiale naturale, a una grafica ambientale caratterizzata da elementi illustrativi non invasivi che punteggiano le pareti, a una tavolozza di colori e ad una illuminazione calde, l’atmosfera che ne risulta è accogliente e rilassante sia per i pazienti sia per lo staff che ogni giorno vi lavora. Tutti gli elementi, perfino i numeri delle camere (che da soli meritano attenzione), sono stati studiati ad hoc concorrendo a creare un ambiente arioso, dove il “silenzio” dei grandi spazi vuoti viene interrotto a sprazzi da piccole esplosioni di colore (dato dalle illustrazioni).

Oltre alle zone dedicate alla cura, sono state progettate più aree che incoraggiano la creazione di complicità e condivisione tra le persone (tavoli e aree co-working), aree giochi per i pazienti più giovani e aree pouff per gli adolescenti.

Il progetto grafico è dello studio spagnolo con sede a Barcellona Toormix.
Foto di Adrià Goula.

parc_atencion_designplayground_02
parc_atencion_designplayground_01
parc_atencion_designplayground_03

L’ambiente naturale

parc_atencion_designplayground_10
parc_atencion_designplayground_06
parc_atencion_designplayground_13
parc_atencion_designplayground_15
parc_atencion_designplayground_05
parc_atencion_designplayground_07

L’universo

parc_atencion_designplayground_09
parc_atencion_designplayground_22
parc_atencion_designplayground_23
parc_atencion_designplayground_19
parc_atencion_designplayground_21
parc_atencion_designplayground_17
parc_atencion_designplayground_20
parc_atencion_designplayground_11

La pista da corsa

parc_atencion_designplayground_29
parc_atencion_designplayground_26
parc_atencion_designplayground_28
parc_atencion_designplayground_27
parc_atencion_designplayground_25
parc_atencion_designplayground_24

Gli elementi grafici delle indicazioni e i numeri delle camere

parc_atencion_designplayground_16
parc_atencion_designplayground_18

Gli spazi di condivisione

parc_atencion_designplayground_12
parc_atencion_designplayground_14
parc_atencion_designplayground_08
Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed Instagram Feed

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

Altre storie
Il logo dei Beatles, Ivor Arbiter
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: