Wunderkammern, la nuova sede milanese e la mostra di Blek le Rat

“Ogni volta che penso di aver dipinto qualcosa di leggermente originale, scopro che Blek le Rat l’ha già fatto. Solo venti anni prima.” (Banksy)

Per inaugurare l’inizio del nuovo anno non poteva esserci soluzione migliore di un’apertura col botto. La Wunderkammern, galleria d’arte contemporanea di Roma, aprirà infatti una seconda sede in centro storico a Milano e darà l’avvio a questa nuova avventura con la mostra Propaganda (20 gennaio – 5 marzo), personale del noto artista francese Blek le Rat (alias Xavier Prou), considerato l’iniziatore della Stencil Art e uno dei fondatori del movimento della Urban Art.

Ispirandosi ai primi graffiti visti a New York durante un viaggio negli anni ’70, Blek le Rat ha cominciato a dipingere nel 1981 nelle strade di Parigi reinterpretando quello stile americano e adattandolo al contesto urbanistico e sociale francese. L’icona che lo rappresenta è lo stencil del ratto, per lui simbolo sia di libertà sia di diffusione dell’arte nella città attraverso una vera e propria invasione.
Al centro della mostra Propaganda c’è proprio il concetto di divulgazione delle idee e dell’arte. Infatti la propaganda, diffusa in molti ambiti della società, dalla politica alla religione, dal commercio alla cultura, dal mondo della finanza fino alle scienze, ha sempre avuto lo scopo di indurre a specifici atteggiamenti e azioni. Anche l’arte in alcuni casi è stata utilizzata come mezzo di propaganda, e viceversa quest’ultima è stata implementata come tecnica dagli artisti: dalle iconografie del Rinascimento, fino a movimenti dell’era moderna come Futurismo, Costruttivismo, Pop Art e Urban Art.
Blek le Rat con la mostra Propaganda vuole indagare questo tema per lui importante fonte di ispirazione: la sua introduzione dello stencil nell’arte è in parte dovuta ad alcuni stencil della propaganda fascista che vide da giovane a Padova.

Propaganda proporrà una notevole selezione di opere dell’artista francese: da opere storiche degli anni ’80 fino a nuovi lavori realizzati per la mostra. Oltre ai personaggi che più caratterizzano la produzione di Blek le Rat, come il David with Kalashnikov o The Man Who Walks Through Walls, sarà possibile scoprire soggetti inediti. Tra le opere presentate infine, vi saranno in grande esclusiva anche gli stencil originali utilizzati in passato dall’artista. Blek le Rat realizzerà un intervento urbano nello spazio pubblico nel periodo antecedente alla mostra. L’artista sarà inoltre il protagonista di un talk all’Institut français Milano (Corso Magenta 63) giovedì 14 gennaio 2016 alle ore 18.30.

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David (New York 2006), Blek le Rat ©Xavier Prou
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Computerhead (Londra 2007), Blek le Rat ©Sybille Prou
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Donna pachistana con bambino (Parigi 1983), Blek le Rat ©Xavier Prou
WK_Blek le Rat_Diana in Paradise_London_2006_©Sybille Prou_designplayground
Diana in paradiso (Londra 2006), Blek le Rat ©Sybille Prou
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Sheep ”Dessine moi un mouton” (Parigi 2003), Blek le Rat ©Sybille Prou
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Il centauro (Chateau de Bagnac 2003), Blek le Rat ©Sybille Prou
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Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

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