Forgotten Project #3. Bordalo II

L’artista Portoghese Bordalo II è stato a Roma circa una settimana per realizzare una delle sue speciali creature con materiali di scarto. Biciclette rotte, pezzi di auto, pneumatici e colori sono serviti  infatti per realizzare uno dei suo famosi Big Trash Animal. Il luogo scelto è stata la stazione San Pietro dalla quale, oltre ai suoi 253 treni che vi transitano quotidianamente, parte la linea ferroviaria  internazionale più corta del mondo – la San Pietro-Città del Vaticano – che collega l’Italia con lo Stato del Vaticano.  

L’intervento presso la stazione San Pietro, di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), racconta la profonda metamorfosi delle aree urbane: le principali stazioni di accesso alla città di Roma, costruite all’inizio del XX secolo, sono diventate centralissime a seguito della fisiologica espansione della metropoli e sono attualmente utilizzate per il trasporto pubblico locale ed extra-urbano registrando picchi di affluenza incredibilmente alti. Forgotten Project decide di affrontare la tematica delle stazioni del trasporto metropolitano di superficie per rimarcarne non solo l’importanza storica, ma anche le potenzialità future in quanto valida alternativa al trasporto pubblico di gomma. 

Nei pressi dell’ingresso della stazione, l’irriverente scultore Bordalo II ha trasformato i rifiuti urbani in un grande bassorilievo, uno dei suoi tipici animali dai colori vivaci, monito per il passante e richiamo alle responsabilità verso un destino che rischia di essere avverso alla specie animale, minacciata da una realtà urbana sempre più ingombrante.
Le sue opere costituiscono quasi sempre una critica alla società consumistica in cui viviamo e l’utilizzo dei rifiuti ne sono il simbolo più emblematico: i nostri scarti quotidiani, dannosi per la natura e per gli animali (oltre che per l’essere umano), si trasformano in immagini che rappresentano le vittime stesse di questo disastro ambientale.

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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra

Le sue creature sono state avvistate in Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, Norvegia, Azerbaijan e Stai Uniti, oltre che in quasi tutto il territorio del Portogallo. Per questo intervento Forgotten è stata affiancata, come partner culturale, dall’Associazione Rovescio, organizzazione no profit che si occupa della promozione e diffusione dell’arte urbana, con un focus sul territorio di Roma.  

Forgotten è un progetto urbano che mira a porre in luce alcuni edifici della città di Roma che negli anni, a causa di fattori legati alla inevitabile espansione della città stessa, al cambiamento delle abitudini dei cittadini, sono stati in qualche modo “dimenticati” o rischiano di esserlo e prospettano un futuro piuttosto incerto.  Il progetto vede il coinvolgimento di cinque artisti dell’arte urbana portoghese, molto apprezzata negli ultimi anni in Europa e nel Mondo, invitati per la prima volta a realizzare opere murali nella città di Roma, ciascuno con la propria personalissima tecnica. 

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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra
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Bordalo II, Roma. Forgotten Project © Foto di Paolo Darra

Design Playground è un viaggio nella creatività attraverso i progetti più suggestivi della cultura contemporanea. Un racconto fatto di storie, di idee e di sogni.

Design come “progettazione di un artefatto che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica”.

Siamo partiti proprio da qui, dal termine design. Una parola che, come spesso accade con i termini di cui si abusa, ha perso il suo significato originale. O meglio, siamo noi che lo abbiamo perso di vista. Il design non è lusso, il design è creatività ma soprattutto, ricerca e progetto, è saper ascoltare e capire le necessità. Con le parole di Enzo Mari tratte da 21 modi per piantare un chiodo“Credo che il design abbia significato se comunica conoscenza”.

Quello che ci prefiggiamo è raccontare quel design che comunica appunto la storia e le conoscenze che hanno permesso di arrivare alla sua sintesi. Tutto questo in uno spazio aperto a tutti, un playground, dove sia centrale la voglia di conoscere, approfondire e cercare spunti di riflessione.


Massimo Vignelli ha affermato: «Il design è uno – non sono tanti differenti. La disciplina del design è unica e può essere applicata a molti ambiti differenti». E ancora Ettore Sottsass “il design è un modo per discutere di società, politica, erotismo, cibo e persino di design. Alla fine, è un modo per costruire una possibile utopia figurativa o una metafora della vita”.

Design Playground attraversa i differenti ambiti della progettazione trattandoli come parte di un unicum che li comprende tutti: dalla grafica alla fotografia, dall’illustrazione al video, dall’industrial design all’arte.

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